“Un fuoriclasse nel suo lavoro”: il Presidente del Senato Grasso apre il FLA con il ricordo di Falcone

Pescara. “È un impegno strano, il nostro: contribuiamo a costruire il tuo mito e al contempo proviamo a demitizzare il simbolo che sei diventato. Ci piacerebbe far capire agli studenti che sei stato un fuoriclasse nel tuo lavoro, un uomo che non temeva nessuna minaccia, ma anche una persona come tutti: siamo convinti che non ti si debba cucire addosso l’abito dell’eroe, perché porterebbe a crederti inarrivabile, ma quello del cittadino modello, come possiamo esserlo tutti. Solo così infatti il tuo esempio può continuare nell’impegno quotidiano di ciascuno di noi”. Commuove e fa riflettere la lettera che apre il nuovo libro del Presidente del Senato Pietro Grasso “Storie di sangue, amici e fantasmi” dedicata al magistrato Giovanni Falcone e che precede l’arrivo di Grasso sul palco del FLA, Festival di letterature e altre cose. Intervistato dal giornalista Luca Sofri davanti alla numerosa platea dello Spazio Matta, il Presidente Grasso racconta la sua vita, il suo lavoro e la lotta contro un cancro del nostro paese: la mafia. Venticinque anni dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, Pietro Grasso, allora magistrato in prima linea nella lotta alla mafia, ripercorre le strade di Palermo, l’aula del Maxiprocesso, scene di uomini uccisi dalla mafia, di amici portati via troppo presto.  Un ricordo non sono di un collega ma prima di tutto di un amico quello di Falcone. “Storie di sangue, amici e fantasmi” è un libro dalla costruzione varia e particolare, in parte autobiografica al cui interno si aprono singoli ritratti e dove affiorano i tratti più salienti. Ma quale è il rapporto di un giovane siciliano con la mafia? Questo il suo ricordo: “Da bambino mi scorrevano le immagine dei giornali, immagini di morti, di sangue, di familiari disperati. Una violenza che si sentiva e mi chiedevo “perché?”. E poi una figura colpì la mia attenzione e chiesi a mio padre chi fosse: il magistrato. Da lì scattò qualcosa in me che ispirò i miei studi e il mio obiettivo. Questa la Palermo di allora, una violenza sentita sulla pelle e l’esigenza di capire il perché”.
@baldaroberta