Livello inglese B2 per il nuovo concorso dell’Inps, due avvocati abruzzesi propongono un ricorso collettivo

Pescara. “Azione collettiva per l’impugnazione del nuovo Bando Inps, illegittimo il presupposto della certificazione di conoscenza della lingua inglese pari almeno al livello B2″. L’iniziativa è di due avvocati pescaresi, Paolo Colasante e Enrico De Pascale, volta ad eliminare le disparità per accedere al concorso Inps. “Per poter portare avanti l’azione è necessario che aderiscano in tanti, altrimenti sarebbe impossibile poter affrontare i costi di accesso alla giustizia che, come anche voi ben sapete, sono abbastanza alti. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale ha finalmente pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale del 24 novembre 2017, n. 90, il Bando di Concorso pubblico per titoli ed esami a 365 posti di analista di processo-consulente professionale nei ruoli del personale dell’INPS, area C, posizione economica C1. All’art. 2, comma 1, lett. b), il Bando prevede, fra i requisiti di accesso, la “certificazione – in corso di validità – di conoscenza della lingua inglese, pari almeno al livello B2 del Quadro Comune Europeo di riferimento, rilasciata da uno degli enti certificatori riconosciuti dal decreto n. 118 del 28 febbraio 2017 del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione – Direzione Generale per il personale scolastico. Questa previsione lede ingiustamente le aspettative di quanti attendevano da molto tempo questo concorso”, continuano gli avvocati,  “perché richiede irragionevolmente una certificazione di lingua molto elevata, senza che sussista alcun motivo per darne un siffatto rilievo ai fini della posizione a concorso, peraltro incentivando comportamenti censurabili nella misura in cui i candidati faranno di tutto per procurarsi – anche all’ultimo minuto – una certificazione idonea, eventualmente investendo anche parecchio denaro. Pertanto, il ricorso collettivo che promuoveremo mirerà ad annullare il Bando nella parte in cui prevede irragionevolmente una certificazione eccessivamente selettiva, soprattutto se messa a confronto con la posizione a concorso”.