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A Sulmona la presentazione del dossier statistico sull’immigrazione a cura del centro studi IDOS

Sulmona. Il centro studi e ricerche IDOS presenta a Sulmona l’annuale dossier statistico che offre una rappresentazione reale del fenomeno migratorio in Italia. L’analisi è realizzata in collaborazione con la redazione della rivista Confronti e con il supporto del fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese.

L’evento, organizzato in collaborazione con il centro di servizio per il volontariato della provincia dell’Aquila, avrà luogo a Sulmona giovedì 24 ottobre alle 10.30 nei locali del Cinema Pacifico in Via Roma, 27.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Annamaria Casini, sono previsti gli interventi di Luigi Gaffuri, docente dell’università dell’Aquila, Greetje Van Der Veer, pastora della Chiesa Metodista-Valdese e Gino Milano, presidente del centro di servizio per il volontariato della provincia dell’Aquila. Coordina i lavori Maria Carmela Petrucci, consigliere del CSVAQ.

“Il dossier evidenzia la complessità della questione migratoria e rappresenta, ogni anno, un’opera di alto valore pedagogico, sulla quale poter delineare i molteplici processi di integrazione culturale e sociale da parte di enti locali, scuole, agenzie educative, centri economici, organizzazioni sindacali, associazioni di volontariato e ogni altro soggetto con responsabilità pubbliche” spiega Milano.

“Come viene evidenziato nelle anticipazioni del dossier diffuse in questi giorni, all’inizio del 2018 in Italia vivevano oltre 1,3 milioni di minori stranieri di seconda generazione, dei quali il 75% nato in Italia e i restanti giunti in tenera età. Ragazzi e ragazze che studiano nelle nostre scuole, sono cresciuti e si sono formati in Italia sebbene abbiano la cittadinanza di un paese lontano e per loro pressoché sconosciuto. È urgente riconoscere la cittadinanza italiana a questi giovani, perché sono parte integrante del presente e non solo del futuro del nostro paese” dichiara Claudio Paravati, direttore del centro studi e rivista Confronti. “Solo così potranno ridursi quei cortocircuiti identitari che ostacolano il percorso di crescita e integrazione nella società”.