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Addio a Gigi Proietti, il Teatro stabile d’Abruzzo: tuo ricordo ai giovani, tua eredità è nutrimento

L’Aquila. “Rimarrai per sempre nei nostri cuori, consegneremo alle nuove generazioni il tuo ricordo continuando a stupirci del tuo senso per la scena, del tuo essere Teatro.” Così il Teatro Stabile d’Abruzzo saluta Gigi Proietti che ha lasciato questa terra nel giorno del suo 80/o compleanno, 2 novembre 2020. Tanti, tantissimi i ricordi e indelebili gli insegnamenti che ha lasciato a tutti i collaboratori del TSA che oggi, con grande dolore, lo piangono. Attore straordinario e uomo di teatro sapiente e lungimirante ha attraversato la lunga storia del TSA, prima Teatro Stabile dell’Aquila e oggi Teatro Stabile d’Abruzzo, rivestendone cariche istituzionali oltre che artistiche. “Guai a rinchiudere la storia e l’arte di Gigi Proietti nel pittoresco”, così il presidente del TSA Pietrangelo Buttafuoco, “in lui c’è lo stigma di Shakespeare, la sua macchina attoriale ha costruito l’avanguardia e ha reso eterna la fatica di Tespi. Il successo di popolo non può essere risolto in un facile consumo pop, piuttosto in un capitolo, quello del senso antico della voce. La sua eredità è il nutrimento del Teatro Stabile d’Abruzzo”. Proietti debuttò da protagonista nel “Dio Kurt”, nel Teatro Comunale di L’Aquila, il 27 gennaio 1969, diretto da Antonio Calenda che lo aveva portato nel capoluogo abruzzese dal Teatro Centouno di Roma dove era un talentuoso attore esordiente, il testo di Alberto Moravia fece parlare di sé la stampa nazionale e mondiale, attirando lusinghe e condanne, consegnandogli la consacrazione a grande artista. Regalò a L’Aquila il debutto del suo “A me gli occhi”, nel 1976, replicato in tante stagioni e riportato in città nella Perdonanza che preparava il Giubileo. Gli anni ’80 segnano l’arrivo nei ruoli istituzionali: nel 1988 fu nominato Direttore dell’Ente che da Stabile dell’Aquila diventava regionale.

Fu una stagione impegnativa per lo Stabile, ma la sua sicurezza guidò con ottimismo al risanamento del TSA e alla sua crescita nel territorio con spettacoli agili e rappresentabili ovunque come il trittico del “Progetto Amanti”, “Tristi amori” “Guardami negli occhi” e “Il sistema Ribadier”. Ancora il suo carisma portò alla legge per l’istituzione del Teatro Regionale d’Abruzzo, si dimise prima della scadenza del mandato ma continuò a seguirne le vicende fino all’anno 2000 quando divenne Presidente del nuovo Teatro Stabile d’Abruzzo, Ente Teatrale Regionale.