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Al Premio Calvino intervista esclusiva allo scrittore abruzzese Pier Franco Brandimarte

attorePochi giorni fa è stato assegnato il Premio Calvino 2016 e, in occasione di questo grande evento che si ripete ogni anno, ho colto l’opportunità per intervistare lo scrittore Pier Franco Brandimarte, l’autore abruzzese che nel 2014 si aggiudicò il prestigioso premio.
Brandimarte è un autore che si distacca dai canoni classici, nella ricerca di uno stile profondamente personale. Il suo libro “L’Amalassunta” sorprese e coinvolse pubblico e critica. Ecco dunque l’intervista.

Ciao Pier Franco, benvenuto su “Abruzzo Live”.
Cominciamo subito con l’intervista. Iniziamo con la classica domanda che sono costretto a porre: cosa significa per te essere uno scrittore?
Significa non starci del tutto, avere un piede qui e uno da un’altra parte, e non voglio dire aver la testa fra le nuvole ma una smania di possesso immateriale, per così dire, vivere una vacuità con un desiderio inesausto di conoscenza, che è una cosa affaticata, perché c’è la scivolosità e il piano parallelo del linguaggio, la presenza costante di un enigma, queste cose qui, e il gioco serissimo e paradossale di costruire guadi fatti di nulla, dove però si cammina, si porta con sé qualcuno, gli si parla, così non s’impaura.

 Nel 2014 hai vinto il Premio Calvino con L’Amalassunta. Quello è stato effettivamente il tuo primo romanzo, oppure scrivevi già da prima?
Scrivevo da prima. Facevo esperimenti, forme più o meno brevi, ma L’Amalassunta è il primo romanzo che ho scritto, giuro.
 
Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Da una parte può essere fisiologica, una reazione all’impatto delle cose sui sensi: ho bisogno delle parole e dell’articolazione di forme come un gesto prensile sugli oggetti, per rendermene conto. Oppure le parole vengono in risonanza, seguendo altre parole. Poi c’è uno sforzo di chiarificazione, scelta, disciplina nella costruzione di quella che può essere un’opera. E’ spesso snervante. Se ne viene qualcosa che posso giudicare buono mi sento bene, altrimenti no. E devo sentirmi avviato a un’impresa, a un’avventura, altrimenti non mi viene da scrivere, dico scrivere libri o cose da far leggere, ci devo trovare dentro un senso forte per me, che m’infiammi. Posso dire questo, ma l’esperienza è poca.
 
 
Quali autori ti hanno influenzato di più nella scrittura?
Leggo cose molto diverse. Anche gli epistolari, le biografie, i manuali, le favole, i cataloghi, i volantini. Mi piace in special modo la nostra tradizione letteraria, senza riandare ai classici inamovibili, direi i grandi del Novecento, e non saprei dirne pochi, molti sarebbe scontato dirli. Dovrei fare un elenco preciso, bisogna considerare la poesia, ma adesso mi sento poco preciso. Devo dire la lingua estrosa e saporita di Gadda, Arbasino, Landolfi, Bufalino, Pizzuto, Savinio, Longhi, D’Arrigo, Manganelli, Dossi, Wilcock; il solcare terroso e netto di Pavese, Fenoglio, Cassola, D’Arzo, Silone, Carlo Levi; l’aria che tira in Calvino, in Parise; gli occhi affumicati di Bilenchi; la carne di d’Annunzio, il vigore e l’umore di Meneghello, di Brancati, di Lampedusa, della Ginzburg, di Berto, di Buzzati…e si, insomma, per dire alcuni dei romanzieri, e del Novecento, e italiani, e morti; ma dovrei dire che libri in particolare, perché magari non tutti, e poi mi accorgerei di aver mancato il mio preferito, che mi torna in mente a tratti, con lunghe intermittenze, e ora non lo so.

L’esperienza della vittoria al Premio Calvino cosa ti ha lasciato?

Mi ha lasciato il libro – che ho buone ragioni di credere non sarebbe uscito, o non così bene, senza la vittoria del Premio. Dura poi l’amicizia con altri autori, con organizzatori e lettori capaci. Conservo anche un residuo di fiducia, delle fotografie, delle fotocopie, sprazzi della festa al Circolo Lettori, l’affetto e le parole di certe persone, anche per iscritto, che è più facile da conservare.
 
 
Cosa pensi dell’editoria italiana in questo momento?
Mah, non sono molto addentro all’argomento. Ci sono dei cambiamenti in atto, questo è evidente. A parte i capisaldi, come Adelphi, come certa Einaudi e Feltrinelli, certa Sellerio, scopro e frequento le collane di case editrici piccole e medie, che sono sorprendenti e mi fanno gola. C’è poi l’arcipelago dei libri per ragazzi, edizioni stupefacenti e curate nelle illustrazioni e nei testi. Libri buoni ne escono, magari intruppati in colonne di altri inutili, ma tant’è. I lettori calano, le donne leggono di più, ma all’estero però…Uno che vende sapone da bucato vorrebbe che tutti lavassero i panni a mano, magari al fiume. Etc.
E dei tuoi colleghi autori?
Di alcuni penso bene perché mi piace quanto scrivono, li sento affini al mio gusto, al modo di intendere la letteratura, allora ci si capisce, si fa un’amicizia da compagni. Tra quelli che non leggo perché non mi piace quel che scrivono non è escluso ci siano ottime persone, anzi ne sono sicuro. E’ giusto non farsi arginare dai pregiudizi – che però, se non hanno ragione, spesso ti fanno risparmiare tempo – e leggere i contemporanei, i coetanei, e cercare di capire.
 
Una domanda particolare che faccio sempre. Hai davanti il tuo autore preferito: cosa gli chiedi?
Cercherei di risultargli simpatico, nello stesso tempo vorrei non pensasse che mi forzo a risultargli simpatico e quindi untuoso, allora proverei a dirgli una cattiveria che manifesti la mia indipendenza, così da risultargli simpatico, penso anche che potrebbe non capirmi e offendersi, dunque dovrei essere sincero, osservarlo attentamente, tacere, andarmene, riflettere sul fatto che in fondo di lui me ne importa pochissimo, non è mio amico, non mi conosce né avrebbe intenzione di farlo, per cui, cosa volere?, la cosa migliore sarebbe invitarlo a cena, o farmi invitare a cena, forse troppo impegnativa la cena, magari un bicchiere di vino, da me o da lui, in un locale ancora meglio.

Ora facciamo come a scuola: un argomento a piacere che ti coinvolge in modo particolare.
Per discutere di un argomento serio e utile si potrebbe parlare di territorio, gestione delle acque, di suolo e sottosuolo, per evitare che un giorno la cartolina statica e incantata che abbiamo nella testa si polverizzi di botto davanti allo sfacelo. Ma non mi sembra l’ambito giusto, e magari posso dire della vasta nomenclatura dei tipi di pane, compresi i nomi gergali, partendo dall’Italia, regione per regione.

Hai nuovi progetti in cantiere?
Sto scrivendo, sì, lento lento, e non so ancora che piega prenderà la cosa.
 
A nome di tutto il sito ti ringrazio per l’intervista. Per fortuna in Abruzzo abbiamo anche autori come te.
Alla prossima!
@AndreaMicalone