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Alcol denaturato contro il coronavirus: lo ‘spirito’ in dono da Ortona.

Ci sono aziende impegnate in settori determinanti per la lotta al coronavirus che, oltre ad aver incrementato il ritmo produttivo, condividono con la collettività materiali molto importanti come i disinfettanti.

E’ la storia della Distilleria D’Auria di Ortona, che poco dopo l’inizio dell’emergenza ha iniziato a distribuire gratuitamente alcol denaturato per uso farmaceutico ed ospedaliero ad enti ed associazioni in prima linea contro il coronavirus.

I volontari di Croce Rossa con Nicola D’Auria mentre ritirano le taniche di alcol presso la distilleria di Ortona

 

Solo tre settimane fa, in pieno delirio di corsa all’amuchina, era ancora possibile trovare negli scaffali alcune boccette di alcol denaturato rosa. Oggi anche il vecchio rimedio disinfettante, lo ‘spirito’ a 90 gradi noto per i suoi molteplici utilizzi e benefici nella eliminazione di batteri, virus e funghi, è diventato introvabile.

Ad Ortona, in contrada Caldari, la Distilleria D’Auria da oltre 50 anni produce alcol alimentare, alcol uso bioetanolo e alcol denaturato rosa provenienti da vinacce e da fecce. Solitamente, l’alcol viene venduto in cisterne a chi poi lo trasforma o imbottiglia in confezioni per la vendita al pubblico. Per permettere l’imbottigliamento in piccole quantità, l’azienda ha dovuto chiedere una speciale autorizzazione.

Nicola D’Auria, proprietario della distilleria, racconta come sono andate le cose: “Ho pensato con la mia famiglia di attivarci per recapitare alcol disinfettante alle strutture ospedaliere, alle forze dell’ordine, alla protezione civile. Questo per dare supporto tecnico con l’alcol denaturato di cui c’è un fortissima carenza. Abbiamo chiesto una speciale autorizzazione all’Agenzia delle Dogane per imbottigliare anche le taniche da 3 e 5 litri, perché come distilleria non siamo attrezzati per imbottigliare piccole quantità. Le prime donazioni sono andate alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti, alla Protezione Civile, poi alla Croce Rossa, ai Carabinieri e alle Capitanerie di Porto“.

La capacità produttiva della distilleria di Ortona è di 200 quintali di alcol ogni 24 ore, mentre le richieste giornaliere si aggirano sui 10 mila quintali. Queste sono le cifre dell’emergenza produttiva che impegna la distilleria D’Auria: “All’aumento della domanda di alcol stiamo facendo fronte anche con sacrifici da parte del personale dipendente – prosegue D’Auria – Si continua a lavorare nonostante le preoccupazioni di questo momento, perché nella contrada in cui viviamo (Caldari di Ortona ndr), sia la mia famiglia che i miei dipendenti, ci sono casi di persone ricoverate per coronavirus. Abbiamo adottato tutte le precauzioni richieste dalla legge, ma la pressione per chi lavora in questo momento è tantissima. Ci si parla molto poco e piuttosto con gli sguardi che con frasi compiute”.

D’Auria cerca anche di monitorare i clienti perché non aumentino i prezzi finali: “Il prezzo che stiamo applicando all’origine non giustifica alcun aumento. Per questo cerchiamo di dare precedenza a chi favorisce la distribuzione senza speculazione. Anche questo è un modo di aiutare il territorio”.

Il problema materia prima

In Italia esistono 6 grandi distillerie. D’Auria è l’unica del centro-sud Italia. Attualmente, tutte soffrono per carenza di materia prima.

L’alcol denaturato viene fatto con vinacce, fecce e prodotti della vinificazione che non sono sufficienti per rispondere alla domanda di disinfettanti. Una soluzione per produrre il denaturato rosa potrebbe essere l’utilizzo di alcol per uso alimentare, ma questa procedura ha dei costi molto elevati. Con la distillazione del vino, i costi sarebbero minori e , viste le disponibilità, la produzione di alcol denaturato potrebbe anche raddoppiare.

Perciò da più parti si sta facendo largo la richiesta al Governo di una distillazione di solidarietà utilizzando parte dei 62 milioni di ettolitri di vino e mosti immobilizzati nelle cantine italiane (56 milioni di ettolitri di vino e 6 ettolitri di mosto).

Questo risolverebbe da un lato il problema della carenza di alcol e dall’altro darebbe alle cantine, in un momento molto delicato in cui il vino fatica ad uscire per la vendita, la possibilità di togliere alcuni milioni di ettolitri di vino dai loro magazzini.