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Alcol, in provincia di Chieti si beve di più che nel resto d’Abruzzo. A rischio soprattutto i giovani tra i 18 e i 24 anni

Chieti. In provincia di Chieti si beve di più che nel resto dell’Abruzzo. È la fotografia che emerge dalla rilevazione sul consumo di alcol condotto dal Dipartimento Prevenzione della Asl Lanciano Vasto Chieti nell’ambito del sistema di sorveglianza Passi, finalizzato a stimare i fattori di rischio per la salute legati ai comportamenti individuali.

La maglia nera arriva nella categoria dei “consumatori a maggior rischio”, cioè con consumo abituale elevato, sia per assunzioni fuori pasto sia per unità di bevanda alcolica (una lattina di birra, un bicchiere di vino o un superalcolico da 40ml). Nel territorio della Asl tale comportamento appartiene al 22,8% del campione, a fronte di un dato nazionale del 17,1% e regionale che si ferma al 15,3%. Male anche per consumo di alcol in generale (almeno un’unità di bevanda alcolica negli ultimi 30 giorni precedenti la rilevazione, e che riguarda il 57,2% del campione, contro la media nazionale del 55,5% e quella dell’Abruzzo pari a 47,6%.

L’indagine ha preso in considerazione l’abitudine ad assumere alcol, nel periodo 2015-2018, in un campione di maschi e femmine di 1.091 unità, estratte dagli elenchi anagrafici dei residenti in provincia di Chieti, in età compresa tra 18 e 69 anni. Nel caso dei consumatori a maggior rischio, rileva la Asl, si registra la tendenza alla diminuzione, perché il 2018 si è chiuso con un 19%, dopo i picchi elevatissimi degli anni precedenti. Sempre in quest’ultima categoria, a bere di più sono le persone più giovani, soprattutto quelli tra 18 e 24 anni, mentre l’11% del campione ha guidato dopo aver bevuto nell’ora precedente almeno due unità alcoliche.

In generale lo studio ha rilevato che assumere alcol è comune a più della metà della popolazione della Asl Lanciano Vasto Chieti, che due su dieci hanno abitudini di consumo considerate a maggior rischio, e tra questi i maschi sono tre su dieci, e i giovani uno su due. Diversamente dalle rappresentazioni basate su luoghi comuni, bere non è costume che si sviluppa in contesti degradati, perché a farlo sono persone che non hanno nessuna difficoltà economica e mediamente istruite.

“Dedichiamo attenzione ed energie alla sorveglianza dei fattori di rischio” afferma Giuseppe Torzi, direttore del Dipartimento Prevenzione “perché mettendo a fuoco le cattive abitudini possiamo orientare meglio le azioni correttive. Nel caso dell’alcol, è importante che, in particolare, i medici di medicina generale prestino attenzione agli assistiti per identificare precocemente i soggetti a rischio e attivare un counseling ove necessario, ma è ugualmente importante intervenire sull’aspetto educativo, necessario per contrastare il marketing e informare correttamente sui danni per la salute. L’alcol, inoltre, causa dipendenze gravissime e può indurre alterazioni del comportamento che possono dare origine a episodi di violenza e incidenti” conclude Torzi.