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Azienda non paga l’Iva dopo il terremoto dell’Aquila: “non ci saldavano le fatture”, e la Corte d’Appello prescrive

Avezzano. Azienda marsicana viene accusata di non pagare l’Iva nell’anno relativo al terremoto dell’Aquila. Viene accusata di evasione delle imposte, ma alla fine vince la battaglia legale contro lo Stato. E’ quanto accaduto a  un’azienda marsicana che, secondo la difesa, poteva non pagare l’Iva perché le fatture non erano stata saldate dai clienti a causa della crisi post-terremoto.

Tutto nasce da un accertamento nei confronti della ditta marsicana leader nella vendita di elettrodomestici, la Winner System. I controlli riguardavano l’anno fiscale 2011, relativi al 2010, periodo molto particolare per quelle società che, operando nella provincia dell’Aquila, Avevano subito il terremoto e usufruito della sospensione dal pagamento delle tasse.
Proprio le tasse dell’anno 2009, infatti, furono poi addebitate in parte nel successivo anno 2010, e crearono
in alcuni casi problematiche per la dichiarazione dei redditi e dell’iva nel 2010.

Le tasse di quell’anno terribile, infatti, vennero sommate a quelle ordinarie del 2010. Così nel 2011, anno della dichiarazione, era stata contestata alla società l’ipotesi di infrazione per reati tributari, dovuta a un mancato
versamento Iva di 300mila euro, quindi oltre la soglia di punibilità previsto dalla legge di euro
250mila euro. Una somma al netto delle detrazioni dovute per la sospensione concessa nel 2010 alle aziende della provincia terremotata. Detrazioni che facevano capo quindi al 2009.

Il tribunale dell’Aquila aveva quindi condannato la società marsicana e il suo amministratore per omesso versamento dell’iva oltre la soglia di legge, per un volume di affari che superava il milione di euro.

Ritenendo ingiusta la condanna, l’azienda, assistita dall’avvocato Aldo Lucarelli, aveva presentato ricordo davanti alla Corte di Appello dell’Aquila per sottolineare che l’azienda aveva tenuto una buona condotta e che l’iva non era stata versata a causa della crisi economica. Si trattava, infatti, secondo la difesa, di iva sicuramente fatturata, ma non sempre riscossa perché le fatture non venivano pagate. Proprio l’insolvenza dei creditori, oltre alla problematica del terremoto dell’aprile 2009, avevano creato questa situazione. Inoltre era anche scattata la prescrizione della infrazione fiscale su imposte sul valore aggiunto e ritenute certificate.

Per tali motivi, quindi, la Corte d’appello ha accolto la tesi della prescrizione ricalcolando il termine dalla presentazione della dichiarazione e ribaltando in tal modo la condanna di primo grado per mancato versamento dell’imposta sul valore aggiunto nell’anno 2010.