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Azione Civile ricorda Giovanni Falcone: proseguire il suo percorso con impegno quotidiano, coraggio e coerenza

L’Aquila. Azione Civile, movimento fondato dall’ex pm e oggi avvocato antimafia Antonio Ingroia, nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Giovanni Falcone gli rende pubblico omaggio e riconoscenza. “Una memoria che nulla ha a che vedere con le parate e le belle parole di un sol giorno. Ricordiamo Falcone nell’impegno quotidiano, nel cercare di proseguire sulla strada della legalità, dell’impegno civile tracciata da lui, Borsellino e tante e tanti altri”.

“Quell’impegno che chiede denuncia e indignazione quotidiana davanti a soprusi, crimini, illegalità. E ostentazioni, più o meno dirette, di certi mondi. Apprendiamo dalla stampa che, alla vigilia del compleanno di Falcone, sono state revocate le misure restrittive al figlio del boss Totò Riina ospite a Casalbordino. In nome di una “nuova vita” caritatevole e diversa. Così viene ribadito anche in queste ore”.

“Una svolta, un taglio netto e deciso rispetto alla propria famiglia di origine la fecero Peppino Impastato e Rita Atria. Lo stanno facendo Antonio Piccirillo e Giosué D’Agostino. Il rampollo di uno dei mandanti della strage di Capaci nel 2001 passando in autostrada all’altezza di Capaci disse “Ci appizzano (appendono, ndr) ancora le corone di fiori a ‘stu cosu (a questa cosa, ndr)…”. Non ci sembra abbia mai rinnegato queste parole. Così come non ha mai iniziato a collaborare con la magistratura. Continua invece sui social a ricordare il grande padre, la sua amorevole famiglia e a pubblicizzare il suo primo (perché pare a breve ne uscirà un altro) libro. Su cui non c’è neanche bisogno di spendere ulteriori parole di commento”.

“Esprimendo massimo rispetto, stima e sostegno per magistrati, carabinieri e poliziotti che – anche in questo territorio di frontiera che è ormai il vastese – egregiamente svolgono il loro lavoro, non possiamo che esprimere sconcerto davanti a tutto ciò. Ricordiamo oggi Falcone e lo ricordiamo tutti i giorni. Continuando a denunciare ogni mafia, ogni comportamento omertoso o anche solo di “non belligeranza”. Perché crediamo che l’unico ricordo vero e coerente di chi ha perso la vita contro la mafia: denunciarla, indignarsi, impegnarsi”.

“Comportamenti che in un Paese normale dovrebbero essere patrimonio comune e diffuso, sostenuto dal pubblico consenso. E invece vediamo che personaggi con comportamenti di tutt’altra pasta vengono festeggiati e accolti. E chi si indigna e denuncia troppo spesso viene isolato e additato al pubblico ludibrio. Tutto questo trasforma le commemorazioni di un giorno in ipocrita risciacquatura di coscienze, non è memoria ma offesa”.