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Bare cinesi importate di contrabbando come normale legno, in 10 finiscono nei guai

Chieti. Più di mille bare tarocche di provenienza cinese e sei milioni evasi al fisco ricavati dalla vendita dei feretri importati illegalmente. E’ il bilancio dell’operazione “China Coffins” condotta dalla guardia di finanza di Chieti, comandata dal colonnello Vittorio Mario1404913629310_bare_2 Di Sciullo. Nell’ottobre del 2013 erano stati posti sotto sequestro i depositi di Casacanditella, Francavilla e Vacri, con 1.203 cofani funebri cinesi, e quattro persone erano finite nei guai, indagate per contrabbando aggravato. Ma le indagini non si sono fermate lì e, con l’operazione China coffins, la compagnia teatina delle Fiamme gialle, coordinata dal capitano Angela Luana Vallario, ha denunciato altre dieci persone per reati contro la pubblica amministrazione e contro la pubblica fede. I componenti della banda dedita al traffico illegale di bare sono pugliesi trapiantati in Abruzzo da anni, cittadini cinesi e romeni. Le casse da morto, fabbricate con legno scadente e prive dei requisiti igienico-sanitari, arrivavano in Italia passando per il porto di Ancona o di Napoli come fossero del semplice legname: si tratta di un escamotage messo in piedi per pagare tasse e diritti doganali più bassi.