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Bimbo morto sul campo di calcio, infermiere davanti a gup è accusato di non aver usato il defibrillatore

Teramo. A distanza di tre anni dalla morte di Marco Calabretta, il bambino di 9 anni di Pineto (Teramo) stroncato sul campo di calcio da una fibrillazione ventricolare, l’inchiesta della Procura sul decesso del giovanissimo calciatore torna di nuovo davanti al gup. Dopo l’assoluzione, a febbraio, di Darush Barhi, il medico del 118 che era finito a processo su imputazione coatta, a rischiare il rinvio a giudizio, per omicidio colposo, è adesso uno degli infermieri che si trovava sulla prima ambulanza arrivata sul campo di calcio, con la relativa udienza preliminare fissata per il prossimo 11 dicembre davanti al gup Marco Procaccini.

L’infermiere era stato iscritto nel registro degli indagati nell’ambito fascicolo bis sulla morte di Marco, aperto
dal pm Stefano Giovagnoni dopo la denuncia presentata dai genitori (rappresentati dall’avvocato Giulio
Calabretta) e che inizialmente vedeva indagati tutti i membri dell’equipaggio di quella prima ambulanza. Ma al
termine delle indagini il pm ha chiesto il rinvio a giudizio solo per uno dei due infermieri.

All’uomo, nel capo di imputazione, viene contestato, di aver omesso “di applicare prontamente al paziente – che si trovava a terra in uno stato di tachiaritmia ventricolare – l’unica terapia risolutrice rappresentata dalla defibrillazione elettrica” nonostante l’ambulanza fosse dotata di defibrillatore, “unitamente a manovre rianimatorie, in modo da
interrompere grazie allo shock elettrico, la fibrillazione ventricolare” e di aver disposto “la mobilizzazione del
paziente nell’autoambulanza 118 ancor prima che fosse ripristinato un qualunque stato di coscienza e comunque
prima che giungesse il medico del 118”. L’infermiere ha sempre sostenuto di aver utilizzato il defibrillatore,
utilizzo che però non sarebbe documentato. La famiglia del bimbo ha già annunciato la volontà di costituirsi
parte civile.