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Biondi e le dimissioni, tuona Corneli (M5S): ecco la triste parabola di un centrodestra senza speranza

L’Aquila. “La scelta del Sindaco Biondi di annunciare le proprie dimissioni – da capire se saranno reali o solo di facciata – ha delle motivazioni molto chiare che nulla hanno a che vedere con la lamentata mancanza dei 10 milioni a copertura del bilancio comunale a seguito delle minori entrate post-sisma”. Così Valentina Corneli, membro della Camera dei Deputati tra le fila del M5S, commenta le dimissioni, annunciate ieri, del primo cittadino aquilano, Pierluigi Biondi.

“Come ribadito dal Sottosegretario Crimi il decreto è in via di emanazione”, precisa la pentastellata, “come il primo cittadino aquilano sa bene. A pochi giorni dalla ricorrenza del decennale del terremoto, finalmente L’Aquila non sarà più abbandonata a se stessa. Quindi la scelta di dimettersi può essere dovuta solo allo sfacelo della coalizione che lo appoggia, emblema di un centro-destra totalmente impresentabile il quale, sia su scala locale che regionale, replica costantemente e tristemente lo stesso copione”.

“Una lotta fratricida per le poltrone da cui traspare il completo e gravissimo disinteresse per il bene comune”, tuona Corneli, “e vengono allo scoperto anche le prime bugie del governatore Marsilio, che durante il primo consiglio di martedì ha chiaramente ammesso di non essersi ancora dimesso dal Senato, salvo aver annunciato lo scorso 16 dicembre che dal giorno dopo le sue dimissioni sarebbero state sul tavolo della presidente Casellati con grande anticipo rispetto alle elezioni regionali”.

“Noi siamo uomini leali, di onore, di impegno, di parola e su questa parola costruiremo il nuovo Abruzzo”, continua la Corneli ricordando quali furono le sue parole a mezzo stampa. “appunto: ai cittadini aquilani, che in questi giorni hanno assistito attoniti alla deflagrazione dell’amministrazione tra estenuanti liti, minacce e ricatti interni, possiamo esprimere la nostra solidarietà e promettergli che lavoreremo per un futuro diverso”.

“Biondi, senza addossare inesistenti responsabilità al Governo”, conclude, “dovrebbe invece riflettere sull’inadeguatezza della classe politica cui appartiene”.