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Bussi, Corneli (M5s): vicenda oscura, si aggiunge la beffa della prescrizione dei reati. Lavoriamo a riforma istituto

Pescara. “Siamo al cospetto di una vicenda oscura in cui le singole responsabilità compongono un quadro devastante ai danni di un territorio violentato per decenni”. E’ quanto afferma, in una nota, la deputata M5s Valentina Corneli sulla vicenda della megadiscarica di Bussi sul Tirino. “Dagli anni ’60 agli anni ’90 sono state sversate illegalmente nella discarica più di 200mila tonnellate di sostanze tossiche, provocando un disastro di proporzioni inimmaginabili, con la complicità, o quantomeno la connivenza, della politica. Al danno ambientale, gravissimo, si aggiunge ora la beffa della prescrizione dei reati. Siamo già al lavoro per riformare questo istituto.

Ogni anno in Italia si prescrivono più di centomila processi, con grave sperpero di denaro pubblico e con esiti paradossali come quello relativo alla vicenda di Bussi”. Parlando della sentenza con cui la Cassazione ha annullato le 10 condanne per disastro colposo inflitte agli ex manager della Montedison dalla Corte d’Appello dell’Aquila il 17 febbraio 2017, la parlamentare ricorda che in Appello era stata ribaltata “la discussa decisione assunta il 19 dicembre 2014 dalla Corte d’Assise di Chieti e dal suo presidente Camillo Romandini, con la quale i 19 imputati venivano assolti dall’accusa di aver avvelenato le falde acquifere, derubricando in colposo il reato di disastro ambientale, e favorendone dunque la prescrizione”. Corneli interviene anche sulla vicenda delle acque del Gran Sasso, al centro di un’inchiesta nella quale la Procura di Teramo contesta all’Infn di non aver attuato “le misure atte a scongiurare il rischio di contaminazione delle acque sotterranee destinate all’immissione in acquedotto ad opera delle sostanze inquinanti utilizzate nelle attività dei laboratori”, a Strada dei Parchi “il fatto che non ci sarebbe stato adeguato isolamento delle superfici dei tunnel autostradali e delle condutture di scarico a servizio delle gallerie rispetto alla circostante falda acquifera” e a Ruzzo Reti “il fatto di non aver vigilato sulla funzionalità dei sistemi di rilevazione precoce di eventuali contaminazioni, per lo più in un’area naturale protetta”. “Solo nei confronti di questi ultimi”, nota Corneli, “la Procura ipotizza anche l’accusa di getto pericoloso di cose, in riferimento al Cloroformio e al Toluene immessi nell’acqua del Gran Sasso”.