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Calo demografico in Abruzzo, la popolazione continua a diminuire. Aumentano gli abitanti solo a Chieti e Pescara

L’Aquila. “L’Abruzzo perde 22.359 abitanti e decresce dell’1,68% con un’intensità pari a due volte e mezzo la flessione dello 0,70% registrata dall’Italia. Per il quinto anno consecutivo l’Abruzzo segna decrementi percentuali peggiori di quelli medi nazionali”. Sono le conclusioni a cui è giunto Aldo Ronci nella sua indagine indipendente sul bilancio demografico dell’Abruzzo dal 2014 al 2018.

“L’Abruzzo cresce quasi esclusivamente nell’area metropolitana Chieti-Pescara nella quale 9 Comuni registrano una crescita di 3.610 abitanti. La flessione si scarica sul resto dell’Abruzzo (-25.969) e si spalma con intensità più elevata nelle province di L’Aquila e di Chieti, con intensità più lieve nelle province di Teramo e di Pescara”.

“La popolazione abruzzese è passata da 1.333.939 abitanti del 31/12/13 a 1.311.580 del 31/12/18 registrando, negli ultimi cinque anni, un decremento di 22.359 abitanti. In valori percentuali la flessione dell’1,68% della popolazione abruzzese è stata di gran lunga superiore alla decrescita italiana (-0,70%) di ben due volte e mezzo. Per il quinto anno consecutivo l’Abruzzo segna valori peggiori di quelli medi nazionali e tra il 31/12/13 e il 31/12/18 la popolazione decresce dell’1,68% con una tendenza a un aumento del divario rispetto ai dati medi nazionali. Tale aumento è confermato dal dato relativo al periodo gennaio – maggio 2019, che segna in soli 5 mesi una flessione di 3.511 abitanti che fa prevedere per l’anno 2019 una flessione di ben 8.000 abitanti”.

“Chieti e Pescara hanno raggiunto entrambe una densità abitativa di oltre 2.000 abitanti per kmq (densità tra le più alte d’Italia) e, avendo limitate possibilità di sviluppo urbanistico, si diffondono nei comuni limitrofi (Silvi, Città S. Angelo, Montesilvano, Spoltore, Cappelle sul Tavo, Collecorvino, Moscufo, Pianella, Cepagatti, San Giovanni Teatino, Torrevecchia Teatina, Francavilla al mare).
Si è, di fatto, creata l’area metropolitana Chieti-Pescara (città diffusa) che conta una popolazione di 355.670 abitanti distribuita su una superficie di 469 kmq mentre il resto dell’Abruzzo segna 955.910 residenti su una superficie di 10.327 kmq. L’area metropolitana Chieti-Pescara raccoglie il 27% della popolazione la quale è concentrata sul 4% del territorio, ha una densità abitativa di 758 abitanti per kmq pari a 8 volte quella del resto dell’Abruzzo che conta 93 abitanti per kmq”.

“9 Comuni dell’area metropolitana (Silvi, Cepagatti, Città Sant’Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Pianella, Spoltore, Francavilla al Mare, San Giovanni Teatino) hanno registrato un incremento di 3.923 abitanti mentre il resto dell’Abruzzo ha subito un decremento di 26.282 unità. Da sottolineare che i 9 comuni dell’area metropolitana hanno assorbito 2.090 abitanti trasferitisi da altri comuni mentre il resto dell’Abruzzo ne ha perso 8.722 trasferitisi in altri comuni. In valori percentuali i 9 comuni dell’area metropolitana hanno registrato un incremento del 2,36% mentre il resto dell’ Abruzzo ha subito una flessione del 2,25%”.

“Tra il 31.12.13 e il 31.12.18 si registrano forti decrementi nelle province dell’Aquila (-7.670) e di Chieti (-8.146), meno consistente in quelle di Teramo (-3.051) e di Pescara (-3.492) . In valori percentuali decrescono di più all’Aquila (-2,50%) e a Chieti (-2,07%), meno a Teramo (-0,98%) e a Pescara (-1,08%). Le flessioni sono tutte superiori a quella media italiana (-0,70%). I capoluoghi di provincia decrescono: L’Aquila (-1.489; -2,10%), Chieti (-1.917; -3,65%), Pescara (-2.028; -1,67%), Teramo (-373; -0,68%)”.

“Dal 2014 al 2018 i comuni con più di 15.000 abitanti che crescono sono Montesilvano (+1.429), Vasto (+832), Francavilla (+720), Roseto (+390), San Salvo (+363), Avezzano (+280), Città Sant’Angelo (+223), Silvi (+168) e Spoltore (+32). Decrescono Sulmona (-1.108), Ortona (-889), Lanciano (-778), Giulianova (-221) e Martinsicuro (-32). Le crescite più elevate, sia in valore assoluto che in valore percentuale, sono state registrate a Montesilvano (+1.429; +2,70%) e Vasto(+832; +2,05%). Le flessioni più alte a Sulmona (-1.108;-4,44%) e a Ortona (-889;-3,73%). Montesilvano (+189), Spoltore (+91) e San Salvo (+129) sono i comuni che hanno registrato un saldo naturale positivo (differenza tra i nati e i morti)”.

“Il declino demografico abruzzese verificatosi negli ultimi cinque anni, che ha un’intensità pari a due volte e mezzo quella media nazionale, non è solo una questione di calo della popolazione, è anche un problema di squilibri tra generazioni che comporta implicazioni di carattere sociale e che si innesta su un sistema produttivo inadeguato” afferma Aldo Ronci. “Sistema produttivo inadeguato confermato dal fatto che nello stesso periodo il numero delle imprese attive abruzzesi fletteva dell’1,83%, flessione questa di intensità pari a due volte e mezzo la decrescita nazionale che è stata di appena lo 0,68%, e che le esportazioni di prodotti diversi dai mezzi di trasporto effettuate dalle imprese locali abruzzesi registravano una crescita del 10,3% di gran lunga inferiore al 16,7% nazionale”.

“Il calo demografico è determinato soprattutto dal crollo delle nascite che non sono compensate dalla immigrazione degli stranieri con conseguenti maggiori squilibri nel rapporto tra generazioni a svantaggio della popolazione potenzialmente più attiva e produttiva. Il fenomeno può comunque essere combattuto da un lato favorendo la ripresa delle nascite e dall’altro, a livello regionale, destinando risorse a misure che stimolino e incentivino la competitività del sistema produttivo locale con conseguente riverbero sui livelli occupazionali” conclude Ronci.