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Cancellazione bozza finale numero 38 del Patto per la Salute dell’ex articolo 16, ecco le parole del Coordinamento italiano sanità aree disagiate e periferiche

L’Aquila. Cancellazione dalla bozza finale versione numero 38 del Patto per la Salute dell’ex articolo 16 della bozza del 27 Maggio 2019 riguardante la revisione e l’aggiornamento del decreto ministeriale 70/2015.

“Con profondo rammarico e rincrescimento siamo qui, come CISADeP, a sottolineare a tutti la cancellazione dalla bozza finale del Patto della Salute, versione 38, dell’ex articolo 16 della bozza del 27 Maggio 2019, che ci avevano assicurato oralmente che sarebbe rientrato, che prevede la revisione e l’aggiornamento del decreto ministeriale 70/2015. Protestiamo energicamente con tutti voi, perché il decreto ministeriale 70, per come è stato concepito ed approvato, con numerose istanze da noi prodotte a voi tutti, è lacunoso e carente in modo particolare per le aree periferiche, ultrapetiferiche, diasagiate e particolarmente disagiate del Paese e per la garanzia dei punti nascita in queste aree, non assicurando compiutamente le garanzie previste dall’articolo 32 della Costituzione nelle stesse, perché i suoi criteri numerici, validissimi per le aree metropolitane ed urbane, sono difficilmente applicabili in queste periferie, dove la dispersione della popolazione sul territorio , la carenza di infrastrutture, le difficoltà di comunicazione, dei trasporti e legate alla viabilità, rendono difficile se non critica e causa di desertificazione sanitaria la loro applicazione, specialmente per la garanzia dell’emergenza urgenza e dell’erogazione di tutti i servizi, oltre che a contraddire per molte aree i principi della SNAI. Siamo molto delusi, perché in questo modo la politica si allontana ancora una volta dai cittadini e dai loro bisogni, non contribuendo a risolvere i problemi concreti dei territori”.

“Facciamo un ultimo appello a voi tutti di correggere questa madornale cancellazione, prima dell’approvazione definitiva di questo importante atto, e di ripristinare questo articolo, particolarmente sofferto ed oggetto di richieste da parte di quasi tutta l’Italia che vive questi disagi, nella versione definitiva del Patto per la Salute, per ridare speranza agli Italiani nella politica, ed in special modo a tutti coloro che vi hanno sostenuto e votato, perché non possono essere delusi da voi, rappresentanti in cui sperano. Chiediamo altresì agli organi tecnici di considerare che le difficoltà della situazione sanitaria delle periferie è drammatica e di non arroccarsi dietro postulati e aridi numeri o idee programmatiche spesso influenzate da altri motivi, e piuttosto di valutare con buonsenso e ragionevolezza le posizioni rappresentate dalla società civile”.

“Il decreto ministeriale 70 va riconsiderato, rivisitato, rivisto, aggiornato tenendo presente la
mission essenziale del SSN e dell’articolo 32 della Costituzione: oggi c’è questa possibilità che vi invitiamo a cogliere, e non abbiamo paura di chiedere ai Governatori di porre il veto sul Patto per la Salute, se questa importante istanza non fosse recepita”.

Di seguito si riporta l’articolo 16 Patto per la Salute:

‘EX ARTICOLO 16 Patto per la Salute da ripristinare come scheda 16. Aggiornamento standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, bozza del 27 Maggio 2019. Il decreto ministeriale 2 aprile 2015 numero 70 ‘Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera’ ha definito gli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera, assegnando alle strutture erogatrici ruoli specifici strutturati secondo livelli gerarchici, definiti in base a caratteristiche standard quali il bacino di utenza, i volumi di attività erogati, gli esiti delle cure. Con il citato decreto, Stato e Regioni hanno condiviso un sistema di regole nell’organizzazione dei sistemi sanitari regionali, con lo scopo sia di standardizzare i percorsi ospedalieri mediante l’introduzione di reti a complessità progressiva, che di garantire volumi minimi di attività cui corrispondo migliori esiti, attraverso la concentrazione della casistica in punti di erogazione predefiniti. A quattro anni dalla sua adozione, si conviene sulla necessità di revisione e manutenzione del decreto, aggiornandone i contenuti sulla base delle evidenze e delle criticità di implementazione individuate dalle diverse Regioni, nonché integrandolo con indirizzi specifici per alcune tipologie di ambiti assistenziali (es. punti nascita)’.