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Caos ed emergenza Gran Sasso, non si placa la polemica. Segreteria H20: Strada dei Parchi racconta fatti diversi da quelli reali

Teramo. Non si placa la polemica sul Gran Sasso e oggi interviene anche la Segreteria H20 Abruzzo che afferma:

“Gran Sasso, la storia ufficiale non è quella di Strada dei Parchi.  I documenti pubblici dicono che: 1)nessuno ha chiesto soldi a SdP per gli interventi strutturali;  2)accuse riguardano deficit di precauzioni in un fatto specifico di manutenzione (caso del Toluene); se prese, nessuna reiterazione del reato; 3)I rischi maggiori derivano dalle 2.300 tonnellate di sostanze chimiche pericolose in due (su venti) esperimenti nei laboratori di fisica nucleare, materiali che vanno allontanati.

In relazione all’incresciosa vicenda del Gran Sasso e in vista del Consiglio Regionale straordinario di domani riteniamo doveroso fare riferimento ai soli documenti ufficiali per verificare la fondatezza delle varie affermazioni e prese di posizione dei soggetti a vario titolo interessati.
Si scoprirà infatti che:
1)leggendo gli atti (fine indagini, perizie ecc) della Procura di Teramo è evidente che per Strada dei Parchi l’accusa è relativa al caso specifico della presenza di toluene nelle acque a maggio 2017, avvenuta durante i normali lavori di manutenzione dei tunnel. Strada dei Parchi non deve/doveva intervenire con lavori straordinari ma, secondo i magistrati, “solo” a)accorgersi di essere in un posto vulnerabile; b)prendere quindi le precauzioni necessarie nella gestione manutentiva ordinaria. Fatto questo, SdP non può neanche reiterare il reato.
Esempio. Se dovesse ridipingere i tunnel e lo fa con tutte le precauzioni (usa vernici adeguate ecc.) non rischia nulla. Di cosa stanno parlando, quindi?

2)Sugli investimenti infrastrutturali per la sicurezza nessuno ha chiesto i 172 milioni necessari a Strada dei Parchi. Anzi, basta leggere la Delibera di Giunta Regionale 33/2019 (che abbiamo già inviato alla stampa con il comunicato del 18 aprile) per evidenziare che i fondi sono stati chiesti ai ministeri.

3)Dalla documentazione di Prefettura di L’Aquila e Procura emerge chiaramente che il maggior rischio per l’acquifero deriva dal rischio di incidente rilevante a causa dello stoccaggio, irregolare in base alle leggi (art.94 del Testo Unico dell’Ambiente), di 2.300 tonnellate di sostanze pericolose nei Laboratori di Fisica Nucleare in due degli oltre venti esperimenti (1.000 tonnellate di acqua ragia dell’esperimento LVD in sala A e 1.292 tonnellate di trimetilbenzene in sala C dell’esperimento Borexino). Per questo i laboratori sono classificati Impianto a Rischio di Incidente Rilevante. Le sostanze pericolose devono essere allontanate dalle captazioni idropotabili come prevede la legge e come ha stabilito, infatti, la Regione con la delibera 33/2019 (seppur dando inspiegabilmente tempo fino al 31/12/2020).
nei confronti di cose o persone attinenti i tunnel, cosa che non ha neanche richiesto.
5)La Procura ha inviato a tutti gli enti le carte sulle criticità emerse dal punto di vista strutturale (dalla mancata impermeabilizzazione delle sale dei laboratori e delle condotte idriche nei tunnel allo stoccaggio irregolare delle sostanze) affinché si metta in sicurezza il sistema.
Ecco, su quest’ultimo punto servono risposte concrete e non certo prove di forza autoreferenziali. Come sempre siamo disponibili a fornire tutta la documentazione ufficiale necessaria.