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Caso Palamara, Salvini (Lega): trame di Legnini contro di me. Legnini risponde: il mio intervento era doveroso

L’Aquila. “Dopo gli insulti e l’ammissione “Salvini ha ragione ma va attaccato”, oggi La Verità pubblica altre incredibili intercettazioni, che svelano la natura di alcune iniziative dei magistrati contro il sottoscritto”. Lo afferma Matteo Salvini, leader della Lega. “Sono sicuro” continua Salvini “che il capo dello Stato non resterà indifferente: ne va della credibilità dell’intera magistratura, la situazione è ormai intollerabile e occorrono interventi drastici, rapidi e risolutivi, per il bene del paese”.

“Emergono” prosegue Salvini “le trame di Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm e sottosegretario di due governi a guida Pd, per far intervenire il consiglio superiore della magistratura a supporto delle indagini sullo sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti. In quell’occasione, da quanto ricostruisce La Verità, quattro consiglieri del Csm (tra cui Luca Palamara che mi definiva “merda”) invocavano l’intervento del Csm – così come ordinato da Legnini – per difendere “l’indipendenza della magistratura” che io avrei messo in pericolo”.

“Un attimo dopo, Legnini rispondeva pubblicamente che l’unico obiettivo era assicurare “l’indipendenza della magistratura”, confezionando il messaggio (immediatamente rilanciato dal sito di Repubblica) di una magistratura al di sopra delle parti e preoccupata perché il ministro Salvini osava difendere l’Italia e pretendeva di bloccare gli sbarchi rifiutando l’accusa di essere un sequestratore” afferma Salvini.

Risponde così Giovanni Legnini: “Si trattò di un intervento doveroso, che rientra nelle competenze del Csm, svolto esclusivamente a tutela dell’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, e che rifarei esattamente negli stessi termini poiché mi sono sempre battuto per affermare le reciproche sfere di autonomia tra magistratura e politica. I messaggi oggi pubblicati non hanno nulla a che vedere, dunque, con la vicenda Palamara”. Legnini auspica la chiusura di “una polemica generata dallo stillicidio di pubblicazioni di messaggi decontestualizzati e perciò parziali e fuorvianti”.

L’intervento di Legnini è legato alle “ricostruzioni apparse oggi sul quotidiano La Verità e alle prese di posizione di alcuni esponenti politici”. “I fatti sono noti e facilmente verificabili, e risalgono al 24 agosto 2018 e ai giorni successivi. Il procuratore della Repubblica di Agrigento” ricorda “aveva avviato un’indagine sulle vicende dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti, e in conseguenza di tale attività era stato fatto oggetto di aggressioni sulla stampa e sui social da parte di esponenti politici e di governo. La magistratura associata si espresse subito con posizioni a tutela dell’indipendenza delle attività del procuratore: intervenne pubblicamente l’ANM, il gruppo di Autonomia e Indipendenza, altri gruppi e singoli e autorevoli magistrati”.

“Le attività del consiglio superiore della magistratura erano sospese a causa del periodo feriale, e quale vicepresidente era mio dovere istituzionale, prima di assumere qualsiasi posizione, consultarmi con i componenti del consiglio” continua Legnini. “Pertanto chiesi ai rappresentanti individuati dai gruppi consiliari di esprimere la loro posizione. I messaggi che sono stati resi pubblici rendono conto di questa richiesta, il cui significato è esattamente opposto a quanto riferisce La Verità”.

“Il mio lavoro era finalizzato a conoscere l’orientamento dei componenti togati del massimo organo di governo autonomo della magistratura, sulla tutela dell’immagine e delle attività di un procuratore aggredito e intimidito. Dopo che tutte le componenti associative si espressero in modo unanime e conforme, quale vicepresidente resi pubblica la posizione del Csm con una nota, esclusivamente indirizzata a tutelare il sereno svolgimento delle attività di indagine da parte della procura di Agrigento, senza mai entrare nel merito delle stesse e senza esprimere alcun giudizio sulle attività in corso. Preannunciai inoltre che avrei investito della vicenda, come mi era stato richiesto dai gruppi consiliari, il Plenum del Csm alla riapertura. Di tutto ciò diedi conto con un’intervista al quotidiano La Stampa il 26 agosto, che riporta esattamente tali fatti e le posizioni espresse”.