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Cementificio di Vasto, intervengono Legambiente e WWF: in attesa del Tar il bene comune economia territorio

Chieti. Per Legambiente e WWF è risibile e pretestuoso l’atto di intervento ad opponendum da parte dell’associazione di alcuni imprenditori vastesi OASI, sul loro ricorso al TAR del parere favorevole relativo alla Valutazione di Incidenza Ambientale (V.INC.A.) emesso il 15 gennaio dello scorso anno, dal Settore 4° – Urbanistica e Servizi – Sportello Unico per l’Edilizia, “inerente l’attività di produzione di leganti idraulici in Zona Industriale del Comune di Vasto, da impiantare nello stabilimento esistente, costruito inizialmente dalla ditta TRA.CE s.r.l. di Foggia, e completato dalla ditta VASTOCEM s.r.l., con sede a Vasto”; ditta, quest’ultima, poi incorporata dalla ES.CAL. s.r.l. di Manfredonia, in provincia di Foggia.

“Nessun fronte del ‘no’ a prescindere o sindrome di Nimby”, commentano le associazioni ambientaliste intervenute questa mattina a Pescara, insieme all’ avvocato Francesco Paolo Febbo, “ma un ricorso su un atto amministrativo che a nostro avviso è minato da diverse irregolarità come già precisato lo scorso marzo 2018 al momento della presentazione”.
“In attesa del pronunciamento del Tribunale Amministrativo di Pescara”, spiegano, “atteso probabilmente entro fine anno, è importante ribadire la necessità di tenere i riflettori accesi su un territorio che è al centro dell’interesse dell’intera Costa dei Trabocchi e della Regione Abruzzo e di quanto sia importante tutelare quella che è stata riconosciuta anche all’estero come una delle spiagge più belle d’Italia, un fiore all’occhiello per il territorio e fonte di ricchezza per l’economia turistica che non può essere messa a rischio da uno sciagurato progetto industriale vecchio di anni e legato a una economia ormai superata e a un’imprenditoria locale fuori tempo”.
“Nessuno mette in discussione il valore della Strategia di Specializzazione Intelligente (S3) regionale sulla nostra Industria di eccellenza”, precisano, “che si focalizza su 5 filiere di sostenibilità a partire dall’Automotive, con al centro l’area industriale della Val di Sangro e di San Salvo. Né la riflessione sulla Zona Economica Speciale che vede un ragionamento di sinergia tra i porti di Vasto e Ortona ed eventuale un ridisegnamento delle aree industriali retrostanti. Ma il tema vero è: quale industria? Vogliamo ragionare sul mantenimento di Sevel, primo stabilimento europeo nella produzione di veicoli commerciali leggeri che oggi punta all’elettrico? Di Pilkington Automotive Italia o Denso? E di tutta quell’industria importante che punta alla sostenibilità? Oppure rincorrere cemento e rifiuti come sta accadendo su Punta Penna?”.
“Non dimentichiamoci poi”, continuano le associazioni, “che se da un lato la Zes è un’opportunità perché apre ad investimenti esteri prevedendo agevolazioni anche fiscali e dall’altro può essere un strumento per avviare un percorso intorno all’industria della strategia S3 della Regione Abruzzo e su come ripensare al meglio la sostenibilità economica, sociale ed ambientale della nostra industria, dall’altro lato certifica anche il fallimento di una classe imprenditoriale locale che non ha saputo innovare e riposizionarsi sui nuovi mercati che oggi a livello globale parlano di sostenibilità, anche in un’ottica di cambiamenti climatici”.
“Non vorremmo che questa visione miope e circoscritta a pochi interessi privati”, proseguono, “arrivi a mettere in discussione il bene comune e la vera ricchezza economica ed occupazionale di questo territorio che passa anche attraverso la Via Verde.
E non vorremmo neanche che nell’incapacità di uscire dal tunnel della vecchia economia lineare si pregiudicasse anche la realizzazione della pista ciclabile che ha già vinto fortunatamente “la sfida del petrolio”, quando in nome del “senso di responsabilità” verso nuovi pseudo investimenti e lavoro inesistenti si stava consegnando la costa dei Trabocchi alla raffineria Ombrina Mare. Oggi rimane la “sfida del cemento e dei rifiuti” ma come ieri con Ombrina, non è la battaglia degli ambientalisti ma è in gioco la sopravvivenza di un territorio che deve fare uno scatto in avanti nel giocarsi la partita della sostenibilità economica e sociale con la sostenibilità ambientale. Il 1° rapporto sul cicloturismo fatto da Unioncamere ci dice che in Italia c’è un’economia nazionale sulla bici già di 7,5 miliardi di euro che può arrivare potenzialmente a 25 miliardi ed anche l’Abruzzo, terra del turismo attivo e cicloturistico, sta facendo la sua parte”.
“Ecco perché chiediamo a Comune e Regione in particolare”, concludono Legambiente e WWF, “un processo partecipato nella definizione della ZES e del nuovo Piano regolatore dell’area industriale di Vasto, nonché un’attenzione forte sul ruolo dell’ARAP, perché il mantenimento della qualità economia, sociale ed ambientale riguarda tutti e non solo una parte privata che forse, più degli altri, oggi ha difficoltà a trovare la via di uscita da una crisi che ha in parte generato”.