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Chisura punto nascite, il Tar dell’Aquila boccia il ricorso del Comune di Atri

Atri. Il Tar dell’Aquila boccia il ricorso del Comune di Atri contro la chiusura del punto nascita dell’ospedale. La sentenza respinge tutte le censure dell’amministrazione, definendo infondate quelle mosse in ordine alle presunta erronea applicazione del criterio del numero dei parti ed inammissibili quelle relative all’inattendibilità delle tempistiche di attuazione del crono programma Asl. “Andremo sicuramente al Consiglio di Stato” dice dice il sindaco Gabriele Astolfi. a baby's handLe carte verranno approntate già dalla prossima settimana, non appena verranno esaminate le motivazioni addotte dal Tribunale Amministrativo per respingere il ricorso del Comune di Atri. Giovedi la giunta incontrerà l’avvocato Carlo Scarpantoni del foro di Teramo, per avviare la pratica del ricorso al Consiglio di Stato. La chiusura el punto nascita dell’ospedale San Liberatore  era avvenuta il primo dicembre in seguito alla razionalizzazione voluta dal commissario alla sanità e presidente della Regione Luciano D’Alfonso, e fortemente sostenuta dall’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, con la contrarietà però dei consiglieri anche di maggioranza teramani. La sentenza per gli atriani è stata una vera e propria doccia fredda. I ricorrenti erano ottimisti in quanto Il presidente e commissario D’Alfonso aveva firmato a inizio dicembre quattro missive, una per ogni punto nascita indirizzate all’attenzione del ministro Beatrice Lorenzin, dove si chiede al Comitato punto nascita nazionale una nuova valutazione dei criteri e della qualità dei servizi resi. Una decisione che ha fatto seguito alla circolare dello stesso ministro dell’11 novembre scorso che consente di mantenere in attività i punti nascita nelle aree montane e disagiate, anche se fanno meno di 500 parti, purché vengano mantenuti gli standard di qualità̀ e di sicurezza. In base ai dati aggiornati al 2014 dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas), Atri e Ortona superano poi la soglia di sicurezza di 500 parti l’anno. Ma il Tar sembra non aver tenuto conto di tutto questo.