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Cinque eremi celestini verso il riconoscimento Unesco patrimonio dell’umanità,

DM Eremo-di-S.-Spirito-a-MajelPescara. Per cinque eremi situati tra le province di Pescara e L’Aquila si punta ad ottenere il riconoscimento dall’Unesco di quale patrimonio dell’umanita’. Ci sta lavorando gia’ da tempo, cioe’ dal 2012, un comitato ristretto e ieri e’ stato messo a punto e definito, nel corso di una riunione che si e’ svolta nei locali della Provincia di Pescara alla presenza del presidente Guerino Testa, il primo documento ufficiale per chiedere che gli eremi celestini ottengano questo ambito riconoscimento. Gli eremi presi in considerazione sono: Santo Spirito a Majella a Roccamorice, San Bartolomeo di Legio, sempre a Roccamorice, San Giovanni dell’Orfento, a Caramanico, Sant’Onofrio del Morrone a Sulmona e Santa Croce (o San Pietro) del Morrone a Sulmona. Il documento, spiega Licio Di Biase, presidente dell’Associazione Roccacaramanico e coordinatore del comitato che si e’ ritrovato ieri, “servira’ ad aprire un confronto con il Mibac (ministero dei Beni e delle Attivita’ culturali) e con l’Unesco. Il testo prende spunto dalla tesi di laurea di Serena Ciampa, della facolta’ di Architettura, voluta dal prof. Claudio Varagnoli della Universita’ “d’Annunzio”, incentrata proprio sulla documentazione da produrre all’Unesco. “La tesi, commenta soddisfatto Di Biase, ha tracciato la road map da seguire per raggiungere il nostro obiettivo per cui ha rappresentato un sostegno validissimo, in questa fase, per avviare formalmente il nostro percorso e mettere nero su bianco le richieste del comitato”. Ieri si e’ anche deciso di promuovere il coinvolgimento, in questo iter, dei sindaci dei comuni che ospitano i cinque eremi legati direttamente alla figura di Celestino V e cioe’ Caramanico, Roccamorice e Sulmona. Di Biase fa notare poi che “il riconoscimento degli eremi celestini quale patrimonio dell’umanita’ rappresenta per l’Abruzzo un veicolo per affascinare e attrarre non solo i fedeli e gli studiosi del mondo religioso ma anche gli amanti della natura e tutti coloro che si interessano di spiritualita’. Sarebbe un modo per avviare un nuovo processo di valorizzazione del territorio abruzzese, con un riconoscimento che ci sembra assolutamente meritato”.