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Collegi elettorali, Prc: per Teramo nessuna rappresentanza

Teramo. Sulla revisione dei collegi elettorali, che cancella quello di Teramo, interviene il circolo Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, che esprime totale contrarietà nei confronti dello schema di decreto legislativo a cui ha dato il via libera il Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi. “Con questo atto il
collegio uninominale di Teramo verrebbe spazzato via, accorpando elettoralmente una parte della nostra provincia a Pescara e una parte, compreso il capoluogo, all’Aquila – scrive Rifondazione – Grazie a questa
vergognosa controriforma messa in campo dal Governo Conte, a seguito del recente referendum sul taglio dei parlamentari, è evidente che per la provincia di Teramo sarà impossibile eleggere un rappresentante e avere un riferimento politico in Parlamento, relegando al nostro territorio un ruolo insignificante e marginale. E’ evidente a tutti infatti che il peso demografico del Teramano sarà di minoranza negli altri collegi, rappresentando il 36% in quello di Pescara e il 30% in quello dell’Aquila”.

Un’operazione che per Rifondazione “è il frutto del pessimo referendum costituzionale dello scorso settembre, voluto dai grillini, che ha visto la grande maggioranza degli italiani e dei teramani votare Sì a favore del taglio dei parlamentari. Ricordiamo che a favore del SI’ al taglio della rappresentanza parlamentare si sono schierate quasi tutte le forze politiche presenti in parlamento ovvero i Cinque Stelle, il Pd di Zingaretti, la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia della Meloni. Invece Rifondazione Comunista, fuori dal Parlamento, si è battuta nelle piazze per il No al Referendum; consapevoli di aver rappresentato la minoranza del 30% dei cittadini che si sono opposti al taglio della democrazia”. Una situazione a fronte della quale il segretario cittadino di Prc-Se Teramo annuncia come “Rifondazione Comunista
continuerà a mobilitarsi contro la cancellazione del collegio elettorale di Teramo ed invita tutta la cittadinanza
provinciale, le categorie sociali e produttive, i sindacati e le associazioni a intervenire”