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Concorsi università truccati, tra gli indagati anche una docente della d’Annunzio di Pescara

Pescara. Un codice di comportamento sommerso per predeterminare nelle Università di varie città d’Italia, gli esiti dei concorsi, che venivano ‘cuciti’ addosso a chi doveva vincerli, questi i riscontri di un’incredibile indagine chiamata “Università bandita”.

Nessuno spazio per il merito. Gli altri candidati erano “da schiacciare” e chi osava fare ricorso se la doveva “piangere”. È il ‘vaso di Pandora’ scoperchiato dalla digos della questura di Catania, città in cui è scoppiato il caso, ma che ha avuto risvolti a livello nazionale.

Infatti, nel fascicolo aperto sugli accertamenti, sono iscritti complessivamente 66 indagati: 40 professori dell’Università di Catania e altri e 20 degli atenei di Bologna, Cagliari, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.

Nello specifico, nella lista degli indagati compare anche una professoressa dell’Università di Chieti-Pescara, ovvero Giuseppina Lavecchia, docente ordinario presso la facoltà di Psicologia.

Tutti i concorsi sarebbero stati organizzati prima, sulla base del vincitore. Il bando, secondo gli accertamenti della digos, sarebbe stato costruito ad hoc attorno al vincitore, le pubblicazioni sarebbero stata stabilite in base a quelle che lui aveva e l’ordine di chiamata sarebbe stato deciso in base alla possibilità di avere una persona invece che un’altra. Un sistema che, per gli investigatori, non sarebbe riferito solamente all’Università etnea ma sarebbe esteso anche ad altri atenei italiani.

Durante un incontro con i giornalisti, il procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro ha parlato di un sistema “squallido di nefandezze” e di “sistemi criminali organizzati non mafiosi che posso produrre effetti devastanti”. Per il procuratore di Catania si tratta di “fatti estremamente gravi che non fanno onore a persone che dovrebbero appartenere al mondo della cultura”.