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Contagio Coronavirus nei pazienti fragili, ecco tutto quello che c’è da sapere

Oltre 14 milioni di persone in Italia convivono con una patologia cronica e di questi 8,4 milioni sono ultra 65enni. Sono proprio loro, i pazienti doppiamente fragili per età e per patologie pregresse, che, soprattutto in questa fase di riaperture post emergenza coronavirus e graduale ritorno alla
normalità, dovranno stare ancora più attenti di altri.

Ecco quello che è importante sapere:

– Rischio contagio: Covid-19 tende a manifestarsi con sintomi nelle persone anziane, mentre tra i giovani sono più frequenti gli asintomatici. Su circa 240.000 casi confermati in italia, l’età media era di 61 anni e 4 su 10 aveva più di 70 anni, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

– Decessi: l’età media dei pazienti deceduti e positivi a SarsCov-2 è di oltre 80 anni ed è più alta di 20 anni rispetto a quella dei pazienti che hanno contratto l’infezione. A pesare il maggior numero di patologie che si sovrappongono andando avanti con gli anni. Già dopo i 65 più della metà delle persone convive con una o più malattie croniche e questa quota aumenta con l’età fino a interessare i tre quarti degli ultra 85enni (Sorveglianza Passi).

– Malattie croniche: i malati cronici sono quelli più a rischio di sviluppare forme gravi di Covid- 19. Il numero medio di patologie croniche nei deceduti con tampone positivo, infatti, è di oltre 3. A correre maggior rischio sono le persone che soffrono di diabete e malattie del cuore: queste, infatti, sono molto più comuni nella popolazione deceduta con infezione da nuovo coronavirus, rispetto alla media dei decessi. In particolare, le cardiopatie, ovvero infarto, fibrillazione e cardiopatia ischemiche, sono presenti nel 32% della popolazione deceduta tra 75 e 84 anni, a fronte del 46% della popolazione di pari età deceduta con Covid. Il diabete, invece, è presente nel 22% dei pazienti non Covid deceduti mentre sale al 30% in pazienti con infezione da Sars-Cov-2.

– Ipertensione: condizione molto frequente nei pazienti deceduti con Covid ma anche malattia molto comune nella popolazione anziana, tanto che in Italia si stima ne soffrano circa 16 milioni di persone. Alcuni mesi fa la notizia di un’associazione tra l’assumere farmaci antipertensivi, ACE-inibitori o sartani, e un’evoluzione più grave di Covid-19, aveva suscitato preoccupazione. Le evidenze scientifiche hanno però definitivamente smentito l’ipotesi.

– Aderenza a terapie: i malati cronici, da quelli reumatici a quelli con la Bpco, devono riprendere quanto prima i percorsi di cura che sono stati ostacolati dalla fase emergenziale della pandemia.

Infine le precauzioni, evitando assembramenti e contatti troppo stretti con persone che non sono dello stesso nucleo familiare, oltre alle norme su mascherine e igiene; stili di vita, dalla sana alimentazione alle passeggiate, ma non sotto il sole nelle ore più calde; e la vaccinazione antinfluenzale, che per gli over 65 e i malati cronici è fondamentale, unita a quella contro lo pneumococco, batterio che causa polmoniti.