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Controsenso, Pingitore: chi fa cinema deve saperlo fare, è necessario raggiungere l’anima del pubblico

Tagliacozzo. La seconda giornata del Festival della Comunicazione Controsenso volge al termine soffermandosi sull’impatto e sul ruolo che la cultura di massa ha sulla società moderna. Tra gli ospiti presenti, il regista Alessandro Di Gregorio, vincitore del David Di Donatello 2019 per il cortometraggio “Frontiera”, Claudio “Greg” Gregori, il maestro Pierfrancesco Pingitore, il filosofo della comunicazione Carmine Castoro e il giornalista Federico Falcone, in qualità di moderatore dell’evento.

Il focus del dibattito è stato impostato su come la cultura di massa, tramite anche lo spettacolo, possa impattare sulla nostra società e quanto l’uno e l’altra interagiscano tra loro.

“Le arti di ogni genere e la cultura hanno un ruolo fondamentale nella nostra società – dichiara Di Gregorio – i film, ad esempio, sono sempre un punto di partenza, possono rappresentare un momento per riflettere e far riflettere le persone. E’ ovvio che se non c’è la cultura che permette questo cosa altro ci resta? La cultura è in crisi perché non ci si investe e perché tanti che ci governano ritengono che con essa non si possa mangiare, cosa che negli altri paesi è invece possibile”, conclude.

Il Maestro Pingitore ha invece sostenuto l’importanza della professionalità e competenza all’interno del mondo dello spettacolo: “Molti dei film impegnati hanno ottime intenzioni ma non hanno gli strumenti per arrivare al pubblico, c’è sempre un modo per arrivare al pubblico e bisogna trovarlo. Le opere per avere un senso devono essere rivoluzionarie ma anche intelligenti e ben fatte. Chi fa il cinema deve saperlo fare – sostiene Pingitore “In passato c’era un modo di comunicare attraverso le opere che si è completamente perduto: prima non si poteva non aver visto La Dolce Vita, Rugantino, o non conoscere una canzone come Volare. Oggi questi esempi non esistono. Viviamo in un periodo culturalmente dissipato, sterile. Forse rinascerà, ma ora siamo in cupo medioevo”.

Anche nel mondo della comicità e dell’umorismo non mancano momenti di riflessione come spiega Greg di “Lillo e Greg”, “Il nostro obiettivo principale è divertire e divertirci ma è normale che ci confrontiamo sempre con lo spaccato sociale che in alcune occasioni crea anche umorismo – afferma – Purtroppo viviamo nel paese della cultura ma continua a spaventare e sembra essere diventata qualcosa di nicchia che si fa solamente nelle scuole. Credo sia sacrosanto investire su qualsiasi aspetto della cultura stessa”.

Pungente e dissacrante l’intervento, invece, del filosofo della comunicazione, Carmine Castoro che punta il dito contro una comunicazione di massa arrivata al limite della decenza, messa in crisi anche da un cultura a volte totalmente assente: “La cultura per antonomasia è qualcosa di non assoggettato quindi è evidente che più si investe  nella cultura e meglio è. In Italia ci sono stati governi che si sono svenduti al liberismo quindi la cultura come salvaguardia etica non c’è più e quindi tale aspetto si riverbera su come crescono la nuove generazioni e sulla scelta degli insegnamenti da dare. Quindi propongo un fungo atomico per liberarci di tutto quello che distribuiscono la De Filippi e Barbara D’Urso”, conclude. Antonella Valente