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Coronavirus: contagi in salita tra i giovani, ma si esclude il ritorno alla didattica a distanza

olaI contagi aumentano e con loro l’ansia e la preoccupazione di genitori, docenti, presidi. Solo una minoranza, però, auspica un ritorno alla didattica a distanza: la presenza, la socialità, il rapporto umano, sono considerati da tutti troppo importanti per la crescita di bambini e ragazzi.

Un richiamo, quello alla necessità di mantenere aperte le scuole – oltre alle fabbriche e agli uffici – che implica una maggiore responsabilità dei singoli nel prevenire e limitare i contagi, come ha detto il capo dello Stato, Sergio Mattarella, oggi a colloquio al Quirinale con la presidente greca Katerina Sakellaropoulou. E tuttavia, con il passare delle ore, i numeri dei contagi nelle scuole fornito giorni fa dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina – tra il 14 e il 26 settembre quasi 2.000 tra docenti, studenti e bidelli – appaiono purtroppo superati dal rapido aumento dei positivi, dal nord al sud dell’Italia.

“Le situazioni di difficoltà delle scuole sono in crescita sensibile. Ad essere coinvolti sono insegnanti, studenti, e le loro famiglie, in un meccanismo a raggiera che moltiplica gli effetti quotidiani del disagio. Sono giornate piene di richieste preoccupate da parte del personale, delle famiglie in una confusione di messaggi contradditori che aumentano i sospetti”, dice Pino Turi che guida
la Uil Scuola e che chiede al ministero dell’Istruzione di fornire, con una periodicità fissa, i numeri del monitoraggio che è stato attivato nelle scuole per fornire dati in tempo reale. “La ministra Azzolina nel parlare dei dati del contagio si è riferita alle prime due settimane dall’inizio della scuola: ma dal 26 settembre ad oggi il contagio sta salendo; non so se intende fare un aggiornamento”, ragiona anche il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli. I dirigenti scolastici, con l’aumento dei casi e degli istituti coinvolti, sono anche preoccupati che eventuali responsabilità ricadano su di loro. Lo scudo penale che avevano chiesto e che era stato previsto da un emendamento, non è mai stato introdotto.

Il sindacato Udir minaccia lo sciopero: “I contagi tra i giovani stanno salendo e la situazione all’interno degli Istituti rischia di diventare ingestibile. Il Governo deve intervenire con una norma chiara nella prossima legge di bilancio entro fine mese”, dice Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato, che chiede “una norma chiarificatrice urgente. Perché le scuole potrebbero nei prossimi giorni essere chiuse non per il Covid-19 ma per protesta per l’assenza dal lavoro proprio dei dirigenti scolastici”. Anche Paola Serafin, a capo dei dirigenti scolastici della Cisl, spiega che i presidi auspicano lo scudo penale per poter affrontare con minore preoccupazione i casi giornalieri di contagio da Convid-19 nelle proprie scuole: “serve una modifica alla norma sulla responsabilità dei dirigenti scolastici – dice – come è avvenuto per i medici. Evidentemente non c’è la volontà politica”. Più sfumata invece la posizione della Flc Cgil. Roberta Fanfarillo, dirigente sindacale a capo dei dirigenti scuola della Cgil, spiega che “il dirigente che mette in pratica le indicazioni del Cts e dell’Iss rispetto alla predisposizione delle misure di prevenzione e alla gestione dei contagi, può ritenere di aver assolto a tutte le sue responsabilità relative al contagio”. Piuttosto Fanfarillo aggiunge che “quello che i dirigenti oggi chiedono è un maggior coordinamento con i Dipartimenti di prevenzione delle Asl con i quali la scuola dovrebbe concordare le misure: spesso invece si scaricano sulle scuole e sui dirigenti scolastici adempimenti che il rapporto dell’Iss assegna invece alle Asl”.

Tutti comunque respingono l’idea di tornare alla didattica a distanza a meno che non venga previsto un nuovo, temuto, lockdown. “La didattica integrata deve restare una opzione estrema, non possiamo trasformarla nell’ordinarietà”, scandisce il leader della Flc Cgil, Francesco Sinopoli, il quale denuncia “mancanza di chiarezza di norme sul tema degli isolamenti” il che rende difficile la gestione della didattica nel caso in cui un docente venga messo in isolamento fiduciario “e su questo – dice – c’è una responsabilità del governo”. “La chiusura della scuola è assolutamente da scongiurare”, ha detto anche Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute. Mentre Ranieri Guerra, dell’Oms, ha spiegato che per la circolazione del virus preoccupano, più che le scuole, i trasporti pubblici e la movida. “La scuola sta rispondendo in maniera forte, ma è importante mantenere tutta la ‘filiera’ fino a casa”, ha inoltre avvertito Silvio Brusaferro dell’Iss, Istituto che oggi ha registrato, nel consueto monitoraggio settimanale, un lieve aumento dei focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico (il 2,5% di tutti i nuovi focolai).

“Le scuole resteranno aperte, com’è giusto che sia”, ha assicurato la sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa. Intanto oggi a San Lazzaro di Savena, in provincia di Bologna, sono state consegnate agli insegnanti mascherine trasparenti certificate per permettere ai bambini di leggere i sorrisi, le espressioni, i volti dei loro insegnanti. Mentre fioccano le prime multe: a Sassari la polizia locale ne ha comminate decine a studenti che chiacchieravano senza mascherina accalcati davanti alla loro scuola o sulle panchine.