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Coronavirus, crescono i casi in Abruzzo, in Italia e nel mondo: si pensa già a nuove misure

Multe e chiusure delle forze dell’ordine non sono ritenute sufficienti

Crescono i casi in Abruzzo, in Italia e nel mondo e i governi sono pronti a nuove restrizioni. In Italia  il governo sta pensando a nuove misure per tamponi, quarantena, locali e discoteche. Dai dati emerge che sono i giovani, spesso asintomatici a far girare di più il virus. La conseguenza sono contagi che invece provocando di fatto una crescita di ricoveri. 

Oggi in Abruzzo sono 16 i nuovi positivi, la maggior parte non è importata dall’esterno e non riguarda stranieri. L’incremento nazionale dei casi è  invece di +523, che corrisponde a  +0,20% (ieri +0,19%) con 252.235 contagiati totali, 202.923 guarigioni e 35.231 deceduti (+6); 14.081 infezioni in corso (+290, ieri 13.791). Sono stati elaborati 51.188 tamponi (ieri 52.658) con 523 positivi: il rapporto positivi/tamponi è 1,02% (ieri 0,91%). I ricoverati con sintomi segnano +7 a quota 786 (ieri 779), le terapie intensive +2 a quota 55.

Continuando così pagheremo nelle prossime settimane gli errori di oggi, fatti di trascuratezza e mancato rispetto delle regole minime che vengono al momento richieste. Lo sviluppo della Covid-19 è fatto di una fase di crescita dei contagi, seguito a distanza di 2-3 settimane da una crescita dei ricoverati e successivamente delle terapie intensive. Le fasce più giovani della popolazione, in gran parte asintomatiche se colpite dalla malattia, trasmettono il virus con efficienza: come dimostrano i recenti casi di contagi diffusi in seguito a feste e assembramenti. Tra un mese inizieranno le scuole e da inizio ottobre dovremo fare i conti con l’influenza stagionale: avremo, da quel momento fino a marzo 2021, circa 8 milioni di italiani con sintomi esattamente sovrapponibili alla Covid-19. E dovremo distinguere tra le due patologie il più rapidamente possibile. Arrivare a sommare in modo massiccio influenza e Covid sarebbe imperdonabile: una festa in discoteca non può valere il rischio di intasare di nuovo il nostro sistema ospedaliero.