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Coronavirus, diffusione tra Rsa: fondamentale il rispetto delle norme anti-Covid

“Serve massima attenzione nelle Rsa ma i protocolli ora ci sono e il nemico lo conosciamo, non prevedo il rischio di una nuova ecatombe”. Questo è il parere di Raffaele Antonelli Incalzi, presidente della Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (Sigg), in merito al nuovo focolaio di coronavirus
verificatosi in una residenza assistenziale per anziani a Milano.

All’inzio della pandemia, spiega il professore Antonelli Incalzi, che dirige il reparto di Geriatria del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, “nelle Rsa c’era poca percezione del rischio, mancavano misure di protezione e abbiamo visto con i numeri dei decessi le terribili conseguenze”. Adesso, però, sottolinea, “la situazione è diversa. Le misure previste dalle linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), se applicate, bastano. Ma l’applicazione deve essere rigorosa”. Bisogna assicurarsi che effettivamente siano rispettate le misure. In particolare, “che l’interazione tra gli ospiti e i familiari avvenga in spazi idonei e con i dispositivi di protezione previsti. Così come bisogna esser sicuri che il personale venga testato al rientro dalle ferie e periodicamente nel tempo”. Quando si verificano numerosi casi in aree distinte della stessa Rsa, prosegue l’esperto, “è verosimile che il contagio parta da qualche operatore sanitario più che dai familiari degli ospiti, perché nel secondo caso i contagi tendono a essere più circoscritti. Inoltre, laddove ci sono alti numeri, sorge il dubbio che qualche mascherina non sia stata indossata correttamente”. In qualsiasi caso, conclude il professore, “qualche focolaio qua e là nelle strutture per gli anziani durante i prossimi mesi possiamo aspettarcelo, ma non vedo il rischio di una seconda ondata pesante come quella che abbiamo vissuto”.