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Coronavirus ed esami di Stato in presenza, quanti nodi al pettine. La rivolta dei docenti: non siamo cavie

Chieti. Gli insegnanti italiani dimostrano… maturità e non ci stanno. Perlomeno, una buona fetta. Tanti non si sentono tutelati, non vogliono tornare a scuola per svolgere gli esami di Stato, in edifici e strutture fatiscenti che non potrebbero garantire spazi adeguati e osservanza scrupolosa delle norme igieniche.

Concetta Egidio, referente di un gruppo Facebook che conta migliaia di adesioni, lancia il suo grido di allarme. La docente vive a San Vito Chietino, in provincia di Chieti, e lavora al liceo scientifico di Lanciano. Insegna in un quinto superiore e probabilmente, se il quadro epidemiologico lo consentirà, dovrà sedersi di nuovo in cattedra come tanti colleghi. 

“Studenti, genitori, docenti e tutto il personale della scuola chiedono sicurezza. La voce del gruppo Facebook ‘Maturità 2020 online’ di RTS (Regolarità e Trasparenza nella Scuola), con circa 6000 iscritti, grida contro l’indifferenza della ministra Azzolina.

Troppi i punti interrogativi, poche le disposizioni di sicurezza.
I docenti e gli allievi si sono messi in gioco dal mese di marzo con una didattica online mai sperimentata.
L’anno scolastico doveva concludersi in sicurezza con esami online che garantissero l’incolumità fisica e avvalorassero gli enormi sforzi compiuti da tutti per reinventare una didattica efficace ed efficiente.
Invece no, gli esami saranno in presenza.

I protocolli di sicurezza non prevedono termoscanner, né sanificazione delle scuole. In compenso si richiede un’autocertificazione, in cui dichiarare di essere sani e di non essere venuti a contatto con contagiati dal virus, e una semplice mascherina, obbligatoria questa, senza l’uso di guanti. Unica concessione, la previsione di un locale apposito dove ‘confinare’ chiunque nella scuola, nel corso degli esami, manifesti sintomi di malessere.

Le domande sono tante: perché non riservare alla scuola le stesse tutele richieste ed adottate in altri luoghi di lavoro? Perché non considerare l’età elevata dei docenti? Perché obbligare ad un’autocertificazione, quando potrebbe risultare mendace per l’impossibilità di individuare i contatti dei portatori sani del virus?

Una risposta ci sarebbe, unica per tutte le domande. Nella conferenza stampa della ministra Azzolina di sabato 16 maggio si è parlato di ‘test’ per ripartire a settembre.

Allora la volontà è quella di sperimentare senza uno stretto protocollo di sicurezza i possibili effetti di una riapertura delle scuole a settembre?
Da insegnanti, vogliamo svolgere il nostro lavoro, accompagnare i nostri ragazzi fino al diploma, ma metteteci in condizione di farlo in sicurezza.
‘Esami online’, gridiamo noi del gruppo di RTS, ascoltateci!
Siamo lavoratori… non cavie”.