The news is by your side.

Coronavirus: in provincia dell’Aquila in 18 giorni si è passati da 663 a 1.778 casi

L’Aquila. “In provincia dell’Aquila dal 5 ottobre (L’Aquila 0 positivi, Avezzano 4, Sulmona-Castel di Sangro 6) al 23 ottobre (L’Aquila 32, Avezzano 50, Sulmona-Castel di Sangro 12) si è passati da 663 casi positivi complessivi dall’inizio della pandemia a 1.778, con un incremento di 1.115, con un’improvvisa super esposizione del sistema sanitario alle prese con un trend costante di casi tra 70 e 100 al giorno, legato a un allentamento delle misure di precauzione da parte della popolazione (ad esempio eventi ludici, attività sportive, conviviali), nonché ad alcuni casi in ambito scolastico, molto probabilmente eccessivo affollamento dei trasporti pubblici”.

I dati, secondo fonti sanitarie, sono contenuti in un bilancio elaborato dal Dipartimento di Prevenzione della Asl provinciale dell’Aquila. Nel documento viene “consigliato, come misura precauzionale, il ricorso ad alcune limitazioni delle attività di vita quotidiana: su tutte didattica a
distanza, ‘coprifuoco’ dalle ore 23-23,30 con necessità di autocertificazione per eventuali uscite, evitare affollamento nei trasporti, controllo più costante, da parte delle forze dell’ordine, di bar, ristoranti, luoghi di aggregazione e palestre, al fine di verificare il rispetto delle misure anticovid e sanzioni amministrative e penali da elevare con maggiore severità e frequenza. Molte di queste indicazioni fanno parte del verbale stilato giovedì scorso dal Comitato tecnico scientifico abruzzese e consegnato al presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio: si tratta, comunque, di prescrizioni che saranno superate dal Dpcm dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte”.

Nella relazione si fa il punto della situazione sulle risorse e i mezzi messi in campo dal sistema sanitario, affrontando anche la tematica dei disagi per gli utenti: “a tale proposito, si sottolinea che
“non si è assolutamente perso il controllo della situazione e si stanno continuando a tracciare, pur tra mille difficoltà, tutti i contatti dei positivi e a inviare i dati alla Regione e all’Istituto Superiore di Sanità. Nel considerare che le altre Asl, in particolare Chieti e Pescara, hanno avuto i loro casi diluiti in un ben più lungo arco temporale, i dirigenti sanitari chiariscono che l’impennata di contagi ha comportato, a carico del Dipartimento di Prevenzione e in particolare del Servizio di Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica, già impegnato nel controllo dei casi precedenti e nell’organizzazione di una ben più complessa campagna di vaccinazione antiinfluenzale, un carico di lavoro considerevole legato alla necessità di porre sotto sorveglianza un numero veramente notevole di persone (ogni positivo porta con sé la necessità di contattare almeno altre 10 persone e per le scuole oltre 20)”.