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Coronavirus, Miozzo (Cts): bisogna riportare i ragazzi a scuola a tutti i costi

“Ci sono ragazzi che dal 4 marzo hanno fatto due settimane di scuola in presenza e questo è inaccettabile. Dobbiamo riportare i nostri ragazzi a scuola, costi quel che costi”. Lo ha detto il  del Cts Agostino Miozzo a SkyTg24 sottolineando che la scuola è un luogo “relativamente sicuro, se si rispettano le regole” e, dunque, “vanno risolti i problemi esterni”.

“Vanno trovate soluzioni urgenti “al problema movimentazione e a quello del monitoraggio sanitario – ha proseguito – Sono questioni che dovevano essere risolte da tempo e siamo in ritardo. Ora mi auguro che il lavoro dei tavoli con i prefetti non venga interrotto”. Ma quindi i ragazzi torneranno a scuola il 7 gennaio o è possibile un rinvio, come ha ipotizzato il consulente del ministro Speranza Walter Ricciardi? “Ci siamo dati una scadenza che è il 7, ma se il 7 diventa 11 o 15 non è drammatico. – ha risposto Miozzo – Ma i nostri ragazzi vanno riportati a scuola risolvendo i problemi esterni. Se poi ci sono 40mila casi al giorno, allora dovremo tornare ad un lockdown vero, non a quello finto in cui si chiude la scuola e si lascia aperto tutto il resto e i ragazzi invece di andare in classe vanno al centro commerciale”.

Per avere l’immunità di gregge “i tecnici considerano che debba essere vaccinato il 70-75% della popolazione”. E’ quanto ha detto il coordinatore del comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo
a SkyTg24 sottolineando la necessità che “si vada tutti prima possibile a farci il vaccino”. “Solo attraverso la più grande ed estesa campagna vaccinale della nostra storia – ha aggiunto – riusciremo ad uscire da questo incubo”.

La variante inglese del Covid “si conosceva già a settembre”. Lo ha detto a SkyTg24 il coordinatore del Cts Agostino Miozzo secondo il quale è dunque “molto probabile” che sia in Italia da tempo. Secondo Miozzo, inoltre, la variante del virus non dovrebbe “condizionare l’esito dei test rapidi. Ma dovremo valutare – ha aggiunto – e ci vogliono tempi che non possono essere comprimibili. Serve tempo per
capire cosa funziona e cosa no, vedere qual è l’impatto della nuova variante sul sistema e se ci dobbiamo riorganizzare”.