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Coronavirus: si alle chiusure mirate, ma le scuole devono restare aperte

Alessandro Grimaldi (infettivologo): dobbiamo fare i tamponi senza indugiare

L’Aquila. “Non sono per le chiusure totali, ma mirate e se c’è una cosa che dobbiamo chiudere per ultima, sono le scuole”.

“Mi sembra che anche il Governo abbia imboccato questa direzione, infatti ha varato misure nel Dpcm che allungano in tempi di ingresso e il tempo pieno. Personalmente sono per una soluzione mista: alcuni giorni in presenza e alcuni a distanza, ma non posso escludere che se la situazione peggiorasse, bisognerebbe arrivare per le superiori alla didattica a distanza per tutti”. Così il primario del
reparto Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, Alessandro Grimaldi, nel fare il punto sulla difficile situazione che si è creata nel capoluogo e in provincia per l’impennata dei casi positivi. “Dobbiamo però tenere conto che alcune famiglie hanno difficoltà a gestire la didattica a distanza, non avendo i necessari supporti informatici, come i nuclei con più figli. Comunque, a mio parere, la scuola è un problema fuori e nei trasporti, cioè come si arriva e come si esce: se nei bus si viaggia pigiati e ci si toglie la mascherina, ci si contagia. Dobbiamo andare a caccia di persone positive, isolarle e trattarle per non farle arrivare in ospedale con quadri clinici già gravi. E’ un’infezione subdola e insidiosa, se la prendi per tempo hai possibilità, se no, anche senza grossi sintomi, può precipitare in poco tempo: non fa sconti. In questo senso, non possiamo lasciare la gente a casa, dobbiamo fare i tamponi senza indugiare. Se positivi con sintomi gestibili, si fa terapia a casa”.

“All’Aquila e in provincia il covid circola molto di più. Bisogna bloccare questa crescita esponenziale di un virus subdolo, insidioso e maligno altrimenti si rischia la paralisi del sistema sanitario: bisogna tornare ad attenersi scrupolosamente alla prevenzione con la mascherina, il distanziamento sociale e il lavaggio delle mani. Poi, è necessaria una diagnosi precoce con tampone e tac, ed avviare la cura
evitando che le persone positive rimangano a casa per troppi giorni con la febbre alta e senza cure. Sarebbe più difficoltoso il loro recupero”. L’infettivologo è in prima linea non solo in ospedale, ma anche al telefono per dare consigli e rassicurare pazienti che sono in cura nelle loro abitazioni. “In tal
senso, sto facendo queste consulenze anche con i medici di famiglia ed i loro pazienti. In particolare si evidenzia che i giovani potrebbero aver il ruolo, inconsapevole, di diffusori e superdiffusori occulti come asintomatici e pauci sintomatici, mi è capitato di sottoporre a tampone alcuni giovani che nelle
stragrande maggioranza sono risultati, purtroppo, positivi”, spiega ancora il medico il quale ribadisce che “l’unica via di uscita è potenziare al massimo le Usca con tante squadre per fare subito tamponi a casa e fare una diagnosi in tempi brevi al fine di invertire la rotta. Bisogna evitare che i malati arrivino
in ospedale in uno stato avanzato della malattia per il quale ci sono cure meno efficaci e prognosi meno favorevoli. E’ necessario prevenire il contagio e la infezione sul territorio. Bisogna mantenere con scrupolo regole di prevenzione, evitare che le persone finiscano in ospedale che possono aumentare i posti letto ma non saranno mai attrezzati per reggere l’urto con centinaia e centinaia di casi”.

“Bisogna chiudere qualcosa oggi evitando assembramenti e riunioni affollate e sperare di riaprire prima di Natale: tutto ciò perché purtroppo molti focolai si sono sviluppati in locali e in occasione di feste organizzate con troppa disinvoltura, Si deve tirare il freno nell’interesse di tutti, a cominciare
dagli stessi imprenditori: non dando un colpo di freno, chiusure e incertezze si prolungheranno nel tempo e la gente avrà sempre più paura di frequentare locali ed esercizi commerciali. A marzo molta gente è rimasta a casa per molti giorni ed ha subito deterioramento irreversibile arrivando in ospedale in condizioni disperate, non si potevano fare tamponi. Ora non dobbiamo ripetere quegli errori anche perché sappiamo molto di più: serve una inversione, una sterzata brusca nel prossimo mese, un momento in cui tutti i cittadini dovranno autoresponsabilizzarsi con comportamenti virtuosi, distanziamenti sociali, mascherine e lavaggio, evitando assembramenti per attività non strategiche”, conclude Grimaldi.