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Coronavirus, una nuova mutazione lo aiuta a replicarsi meglio: è ora diventata pandemica

C’è una mutazione genetica del virus SarsCov2 diventata ora pandemica e che gli permette di replicarsi meglio e più velocemente all’interno delle cellule. Questa mutazione potrebbe forse rendere il virus più contagioso, anche se è da dimostrare. Così come non è sicuro che possa causare forme più gravi di Covid-19. Lo spiegano sulla rivista Cell i ricercatori della Duke university e del laboratorio nazionale di Los Alamos negli Usa, guidati da Bette Korber. La mutazione, chiamata D614G, è avvenuta nella proteina Spike, che apre la strada al virus nelle cellule umane. In laboratorio sembra renderlo più infettivo. “I dati mostrano che c’è una mutazione che permette al virus di replicarsi meglio, e forse di avere un’alta carica virale”, scrive sul Journal of the American Medical Association l’immunologo Anthony Fauci, non coinvolto nello studio. “Non si può dire se una persona con questa mutazione abbia un quadro peggiore”, aggiunge, “sembra che il virus riesca a replicarsi meglio ed essere forse più trasmissibile, ma servono conferme”.

Secondo quanto riportato da Repubblica sulle mutazioni subite dal Coronavirus nel corso di questi mesi si è espressa anche la direttrice del gruppo tecnico per il coronavirus dell’Oms Maria Van Kerkhove.“Il virus sta cambiando, muta”, ha detto al quotidiano nazionale, “ma non abbiamo indicazioni che le mutazioni rilevate indichino cambiamenti nella gravità e nella contagiosità di Sars-Cov-2. Si tratta di una questione che indagheremo attentamente”. Da gennaio sono state pubblicate almeno 60mila sequenze genetiche di Sars-Cov-2: una mole di dati preziosi.

“La mutazione che abbiamo individuato e pubblicato un mese fa”, ha sottolineato all’Adnkronos Salute Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, “si è rivelata determinante nel rendere Sars-Cov-2 più contagioso, come ha dimostrato ora lo studio pubblicato su ‘Cell’. Ma questo non vuol dire che il virus sia diventato più cattivo o più aggressivo. E una conferma della maggior contagiosità di questo ceppo rispetto a quello cinese arriva anche dai focolai registrati nella Penisola. Una ‘spia’ del fatto che il virus circola e che, se non si rispettano le misure, si tramette con facilità”. La buona notizia, come riporta Repubblica, “è che “gli anticorpi sviluppati contro questo ceppo possono curare anche quello cinese”, e dunque la mutazione non influirà sulle terapie mirate e sui vaccini allo studio”.