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Coronavirus, verso la proroga dello stato d’emergenza. L’Abruzzo tra le regioni più a rischio

Pescara.”Ragionevolmente ci sono le condizioni per proseguire, dobbiamo tenere sotto controllo il virus”. Con i contagi ancora in salita, focolai “anche rilevanti” in diverse zone d’Italia e l’Rt sopra l’1 in cinque Regioni, il premier Giuseppe Conte conferma quello che tecnici di istituzioni e ministeri davano ormai per scontato: lo stato d’emergenza sarà prorogato fino al 31 dicembre, quindi per tutto il 2020, e si porterà dietro una serie di norme connesse, a partire da quella sullo smart working.

La possibilità quindi di nuovi focolai preoccupano il Governo mettendo alcune regioni a rischio. E nelle regioni in cui c’è un maggiore pericolo di contagio non si esclude l’arrivo di altre misure restrittive. In 10 Regioni, lo stato di allerta è salito a moderato. Si tratta di Abruzzo, Friuli, Lazio, Sicilia, Toscana e Veneto, Basilicata, Puglia, Umbria e Valle d’Aosta. In Lombardia, per ora, viene registrato un rischio basso ma, secondo l’ultimo rapporto del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità, “resta molto elevata l’attenzione in quanto il numero complessivo di nuovi casi segnalati ogni settimana rimane elevato”. Nella Regione che fa capo a Milano, al momento ci sono 453 focolai attivi dei 636 riscontrati in tutta Italia. Altri 102 si trovano in Emilia Romagna.

“Non è ancora stato deciso tutto”, ha detto il presidente del Consiglio, “ma ragionevolmente si andrà in questa direzione”. La proroga potrebbe arrivare già la settimana prossima: il 14 luglio scadrà il Dpcm attualmente in vigore, quello che contiene tra l’altro le modalità d’ingresso in Italia e la sospensione delle crociere. E’ molto probabile, dicono fonti di governo, che possa essere quella l’occasione per definire la proroga, riordinare le norme attualmente in vigore e per una “messa a sistema” delle modalità di ingresso nel nostro paese, anche alla luce dell’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che giovedì ha stabilito il divieto d’ingresso per chi proviene da 13 paesi: Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kuwait, Macedonia del Nord, Moldova, Oman, Panama, Perù e Repubblica Dominicana. Un elenco che potrebbe allungarsi se la situazione peggiorasse anche in altri paesi.

La scelta del governo di prorogare lo stato d’emergenza non piace però all’opposizione e solleva dubbi anche nella maggioranza, non tanto per la proroga in sé, sottolineano fonti del Pd e di Iv, quanto perché su certe decisioni è necessaria una maggiore collegialità. Il costituzionalista e deputato Dem Stefano Ceccanti lo dice apertamente, chiedendo all’esecutivo di presentarsi “in Parlamento per spiegare le ragioni e raccogliere indirizzi, in particolare rispetto alla durata della proroga e alle concrete modalità”.

Non solo: i dati relativi al monitoraggio effettuato nella settimana dal 29 giugno al 5 luglio dicono che l’Rt è superiore all’1 in cinque regioni – Emilia Romagna (1,2), Veneto (1,2), Toscana (1,12), Lazio (1,07) e Piemonte (1,06) – e che “in quasi tutte le regioni e province sono stati diagnosticati nuovi casi d’infezione, in aumento” rispetto alla settimana precedente. Nonostante il quadro generale resti a “bassa criticità” – l’Rt nazionale resta sotto l’1 e l’incidenza negli ultimi 14 giorni è di 4.3 ogni 100 mila persone -, il ministero della Salute avverte che in alcune regioni “continuano ad essere segnalati numeri di nuovi casi elevati” e “persiste una trasmissione diffusa del virus che, quando si verificano condizioni favorevoli, provoca focolai anche di dimensioni rilevanti”.

La conclusione è una sola: la circolazione del virus è ancora “rilevante” e serve “cautela” rafforzando, dice il direttore per la Prevenzione del ministero della Salute Giovanni Rezza, le misure di distanziamento sociale. Con o senza proroga dello stato d’emergenza.