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Costa teatina e aree protette, interviene Legambiente: la nuova giunta può fare meglio di D’Alfonso

Chieti. Legambiente interviene sul tema del parco nazionale della costa teatina e sulle aree protette. “Se l’Assessore al Turismo della Regione Abruzzo Mauro Febbo vuole approfondire con le comunità locali interessate sul perimetro del Parco nazionale della Costa Teatina è chiaramente legittimato a farlo”, afferma Legambiente in una nota, “siamo in attesa del Parco “solo” dal 2001 e qualche mese in più di attesa si può sopportare. Consideriamo invece inutile che l’Assessore continui ad esprimere la sua contrarietà alla nascita del Parco, ricordandoci che questa ipotesi non è nell’agenda  del governo regionale, perché la nascita del Parco è sancita da una legge nazionale, la n.93/2001, e questa volontà è stata rafforzata dallo Stato, che ha la competenza sui Parchi nazionali, persino da un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (emanato il 4 agosto 2014 e pubblicato in G.U. del 17 ottobre 2014, n° 242) con cui ha nominato un Commissario ad Acta allo scopo di pervenire alla perimetrazione e chiusura dell’iter di istituzione del Parco nazionale della Costa Teatina”.

“A questo proposito”, precisa Legambiente, “è bene ricordare che la Corte Costituzionale con la sentenza n° 422/2002, depositata il 18 ottobre 2002 ha dichiarato “non fondata” la richiesta della Regione Abruzzo, che aveva avanzato ricorso contro la L.93/01 ritenendola, erroneamente, incostituzionale per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato, ribadendo la legittimità dell’art. 8, comma 3, della legge 23 marzo 2001, n° 93 che istituiva il Parco Nazionale della Costa Teatina”.

“Perciò la Giunta della Regione Abruzzo”, spiega Legambiente nella nota, “comunque la pensi e qualsiasi cosa abbiano scritto nel suo programma di governo, deve rispettare una legge la cui legittimità è stata espressa dalla sentenza della Corte costituzionale, e deve ottemperare a questa volontà ribadita dalla nomina di un Commissario ad Acta. Questo non esclude che, in un tempo congruo di qualche mese, la Regione Abruzzo possa approfondire, dal punto di vista tecnico, il percorso istitutivo del Parco nazionale della Costa Teatina opportunamente riavviato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per giungere alla necessaria intesa tra le parti”.

“Meritano, invece, una riflessione anche altre dichiarazioni dell’Assessore Febbo poiché mette in contrapposizione la nascita del Parco ad altre progettualità del territorio come la via Verde e la pista pedociclabile che, a nostro avviso, non sono in antitesi”, precisa Lagambiente. “La crescita e lo sviluppo delle ciclovie trova nei Parchi e nelle Aree naturali protette uno dei maggiori attori e sostenitori come dimostrano le più importanti esperienze in corso nel Paese: dal Grab alla ciclovia dell’Appia Antica, da VenTo che interessa il fiume Po a quella dell’Appennino fino a quella dell’Acquedotto Pugliese.  Perciò se la Via Verde è una infrastruttura turistica e non una scusa per ri-cementare la costa”, prosegue, “non vediamo quale sia la contraddizione e il motivo per contrapporla al Parco. Persino la Zona Economica Speciale non è in contraddizione se, come si dice, debba servire a puntare sull’industria 4.0 ed ecodistretti, a rilanciare l’economia e l’imprenditoria  locale che ha una vocazione agricola e vitivinicola di qualità che con l’istituzione del Parco può trarre solo ulteriori benefici come testimoniano altre esperienze di Parci nazionali italiani con una grande tradizione vitivinicola: da Pantelleria alle Cinque Terre, dal Vesuvio all’Arcipelago Toscano”.

“Infine, crediamo che la nuova Giunta regionale debba avere il coraggio di fare meglio di D’Alfonso”, conclude Legambiente, “il vero responsabile dello stallo sul Parco che nel 2016 ha bloccato l’intesa raggiunta dal Commissario ad Acta. Non è difficile migliorare la performance della Regione sulle aree protette non solo con l’istituzione del Parco nazionale della Costa teatina, ma liberando il Parco regionale del Sirente Velino dall’infinito commissariamento in cui versa fin quasi dalla sua istituzione.  Procedendo all’intesa sul Presidente del Parco nazionale della Majella, lasciato nella precarietà per tutto il periodo dell’amministrazione D’Alfonso, e riconfermando  Antonio Carrara alla presidenza del al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise perché ha ben operato, non solo per un nostro giudizio oggettivo, ma per unanime riconoscimento dei Sindaci e amministratori del territorio espresso alla presenza del Governatore Marsilio alla riunione che si è svolta a Pescassesoli lo scorso 12 Aprile. L’Abruzzo può ritornare ad essere la Regione guida sui parchi se la smette di rincorrere falsi miti e punta sullo sviluppo di strategie locali sostenibili che trovano nel turismo attivo e sostenibile la loro naturale vocazione e nelle aree protette i migliori interpreti”.