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Crisi nel settore petrolio ed energia, 200 posti a rischio. Sit-in a Pescara, Lolli convoca i sindacati

Pescara. Oltre 500 persone hanno dato vita a Pescara, in piazza della Rinascita, a un sit-in per chiedere alla Regione Abruzzo e al Governo l’apertura dello stato di crisi nel settore petrolio ed energia. In Abruzzo, sui circa tremila addetti del settore, a rischio i posti di duecento per i quali sono state aperte procedure di mobilità. Senza contare l’indotto. Davanti ai rappresentanti di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil i manifestanti hanno esposto cartelloni e foto per mostrare come le pessime condizioni delle acque, in Abruzzo, non siano legate all’estrazione di gas e petrolio. Lavoro-in-Italia-650x487Presenti molti dipendenti delle aziende colpite dalla crisi, causata principalmente dal crollo del prezzo del petrolio al barile: rischiano il licenziamento 101 dipendenti di BakerHughes, 48 di Halliburton e 37 di Weatherford. “Altri posti sono stati persi -dice Dario Cassano, esponente Cgil alla Baker- Oggi non voglio sentir parlare di trivelle, referendum e Ombrina, siamo qui per chiedere l’apertura dello stato di crisi”. Il vice presidente della Regione Abruzzo con delega alle Attività produttive, Giovanni Lolli, ha convocato per mercoledì prossimo 9 marzo, alle 17.30, i rappresentanti sindacali di categoria per discutere della crisi che sta colpendo il comparto del petrolio e dell’energia in tutto l’Abruzzo. Ad annunciarlo, nel corso di un sit-in a Pescara, è Carlo Petaccia, sindacalista della Filctem-Cgil. “Questo è il primo risultato raggiunto da questa manifestazione – dice Petaccia – Chiederemo lo stato di crisi per un comparto che offre impiego a 3.000 persone, più molte altre dell’indotto e che sta subendo gli effetti di una crisi che, a cascata, ha già causato la perdita di molti posti di lavoro”. In particolare si punterà ad attutire gli effetti di una fase di difficoltà: “Chiederemo il ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali, in alternativa ai licenziamenti, con la speranza che al più presto il settore si riprenda”. Secondo Petaccia non ha senso creare contrapposizioni tra produzione di energia fossile e produzione di energie rinnovabili. “La strategia europea è quella di trasformare, entro il 2050, tutta l’energia da fossile in rinnovabile – rimarca il sindacalista – e la ripresa di questo settore, che passa inevitabilmente anche per una ripresa del prezzo del petrolio, serve proprio a raggiungere questo obiettivo”.