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Crisi sanità, Grimaldi: “Siamo in guerra. All’Aquila posti quasi saturi, servono Usca, personale e tamponi”

"Siamo in guerra. Ogni posto potrebbe essere necessario per la cura, ma il personale deve essere specializzato"

L’Aquila. Sos Sanità. Il direttore del reparto di malattie infettive dell’Aquila, Alessandro Grimaldi sottolinea la gravità del momento: “Anche l’Aquila sta esaurendo i posti covid. Purtroppo anche il Delta7 è quasi completamente saturo. Bisogna attivare tutti gli ospedali possibili per garantire il ricovero di questi pazienti. È una guerra. Serve la medicina del territorio.” Come spesso ripete il dottore, in questo momento le Usca possono essere uno strumento più necessario per combattere il virus.

“Non esistono ospedali in tutto il mondo in grado di rispondere ad ondate così forti di un’epidemia”, spiega Grimaldi, “Ci troviamo a combattere una guerra difficile da condurre, con dimensioni superiori alla prima ondata. La guerra, però, va combattuta con tutti i mezzi. Parlare di Avezzano covid free, ad oggi è un’utopia. Solo oggi tra Avezzano e L’Aquila ci sono 50 persone in attesa. Mettiamo che oggi riusciamo a ricoverarle tutte, domani, dopo domani che facciamo? Dove le mettiamo? Serve una strategia alternativa. Chi amministra la situazione ci ha pensato?”

“Come in guerra, serve un piano: dal mio parere, è al momento necessario gestire più gente possibile a casa con aiuto dei medici di famiglia e medici del territorio. Allo stesso tempo serve una diagnostica dei tamponi più veloce, un personale specializzato che faccia anche dei giorni di prova prima di combattere in prima linea. Nella prima fase, nel mio reparto di malattie infettive, nessuno si è contagiato perché tutti facevano massima attenzione a tutto e sapevano quello che dovevano fare. Oggi i contagi nel personale sanitario dimostrano purtroppo che c’è bisogno di maggiore attenzione”.

“La cura di un paziente in condizioni medio lievi dura mediamente una decina di giorni in cui ovviamente i posti sono già occupati. Nella fattispecie, poi, c’è da dire che L’Aquila ha strutture molto più flessibili rispetto ad Avezzano. Con dei blocchi separati per ogni reparto, c’è possibilità di gestire meglio personale e pazienti, in un ospedale monoblocco come quello marsicano diventa tutto più difficile. Servono percorsi differenziati. Anche l’ospedale da campo non è poi così semplice. Stiamo andando incontro a una stagione fredda, può creare molti disagi. Il problema vero sono tutte le altre patologie non covid, per le quali sarebbe necessario riconvertire altre strutture”.

“Se non si inverte la curva, rischiamo di avere epidemia lunga. Solo con una diagnostica veloce, con personale specializzato coinvolto e con la cura a casa riusciremo a dare una risposta sanitaria efficace. Personalmente, ho attivato un numero verde sulle terapie per cercare di aiutare la gente a casa. Prima facciamo la diagnosi, prima iniziamo terapia, prima riusciamo a frenare la fase cruciale della malattia da Covid19”.