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Consorzio Vini d’ABruzzo 2

Curiosità sul mondo del vino abruzzese: cosa raccontano i numeri?

Photo by Elle Hughes from Pexels

I numeri, se letti con attenzione, possono raccontare tante cose. Sapevate, ad esempio, che l’Abruzzo è la quinta regione più produttiva d’Italia? Con i suoi circa 3 milioni di ettolitri l’anno di media, segue i colossi Puglia, Veneto, Emilia-Romagna e Sicilia. Un bel risultato per una terra dall’interno aspro e ricco di montagne, no?

In totale la nostra regione rappresenta il 6% della produzione enologica nazionale, percentuale che sale all’8% se parliamo solo di vini rossi.

Infatti, l’Abruzzo è una delle poche regioni italiane “rossiste”, dove cioè bianchi e rosati contano complessivamente meno della metà sul totale. Il 60% del vino italiano è infatti ottenuto da uve a bacca bianca, e questo può essere una piccola sorpresa, visto che quando si parla di bottiglie made-in-Italy vengono subito in mente le tante e famose denominazioni rosse. Ma il nostro Montepulciano d’Abruzzo è senz’altro uno dei vini Doc più popolari e venduti, in Italia e all’estero (ciò non significa purtroppo che sia uno dei più pagati e valorizzati, ma questa è un’altra storia…).

La tendenza alla crescita della percentuale di vini bianchi è una realtà però anche da noi, probabilmente per effetto principale del successo commerciale del Pecorino, che ha visto moltiplicarsi ettari vitati e produzioni in modo esplosivo negli ultimi anni.

Oggi, dati dell’ultima vendemmia alla mano (2019), siamo a 1,2 milioni di ettolitri contro gli 1,7 di vino rosso (rapporto 40%-60%), ma se guardiamo al trend sui dieci anni, i bianchi segnano un +15% e i rossi un decremento del -4%. Di questo passo, presto ci sarà il sorpasso!

Analizzando un po’ più in dettaglio i dati per provincia, sapevate infine che Chieti è la seconda provincia per vino prodotto in Italia dopo Verona? Ben 8 bottiglie su 10 di tutto il vino abruzzese viente infatti dalle fertili pianure e colline teatine: non a caso, qui sono nate le grandi cooperative sociali, grossi gruppi capaci di sfornare milioni di bottiglie. Senza contare il mare di sfuso che ancora oggi parte da quelle terre…

Il resto se lo dividono più o meno alla pari Pescara e Teramo, con una bottiglia su 10 a testa all’incirca. E l’Aquila? L’abbiamo dimenticata? Certo che no, ma dall’impervio territorio interno arriva appena lo 0,4% del vino. Poco? Sì, ma con una qualità media molto alta…sarà forse un caso che qui stanno investendo (gli ettari vitati segnano un +25% solo nell’ultimo anno) molte delle più importanti e blasonate cantine della regione?

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