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Delitto Callegari: ucciso dopo 2 colpi a vuoto. Amici indagati per rissa, ci sono altri ricercati

Tagliacozzo. Due colpi andati a vuoto, poi la reazione della vittima con un martello, infine il terzo colpo quello letale. Questa la ricostruzione di quello che è accaduto ieri pomeriggio in una piazzola di sosta in località Piccola Svizzera. Si è conclusa così una lunga controversia fatta di continue liti e rivendicazioni tra il presunto omicida Pietro Catalano, 48 anni, di Tagliacozzo, e la vittima Marco Callegari (46) di Roma ma residente a Tagliacozzo. A chiamare i carabinieri, subito dopo l’omicidio, oltre ad altre persone, sarebbe stato proprio Catalano, anche lui ferito alla testa da colpi di martello. Tutto è cominciato subito dopo pranzo quando la vittima era ancora a tavola con degli amici di Roma che erano andati a trovarlo. Sarebbe arrivata una telefonata da Pietro Catalano in cui chiedeva un incontro al 46enne in un maneggio della zona per chiarire questioni legate alla morte di un cane. Catalano sosteneva da tempo che fosse stato proprio Callegari l’autore dell’uccisione con avvelenamento del suo cane. Insieme agli amici, finito il pranzo, Callegari ha raggiunto il luogo dell’incontro. Subito dopo il suo arrivo nell’area di sosta, dove ad attenderlo c’era Catalano, sarebbero sopraggiunte tre auto con all’interno altre persone, presumibilmente romene, amici di Catalano. A quel punto la situazione sarebbe degenerata in una rissa con più persone coinvolte e Catalano avrebbe esploso un colpo di pistola vicino al piede di Callegari. Successivamente è stato sparato un secondo colpo, anche questo andato a vuoto. A quel punto il 46enne avrebbe impugnato un martello scagliandosi contro Catalano. Lui, di tutta risposta, avrebbe esploso il terzo colpo, stavolta colpendo al cuore la vittima, caduta a terra sanguinante. Subito dopo Catalano, che si trova in stato di fermo, è tornato a casa da dove ha allertato i carabinieri, coordinati dal comandante Edoardo Commandè, e dove l’hanno trovato ferito alla testa. Dopo il trasferimento in caserma è stato trasportato dal 118 all’ospedale di Avezzano dove è ricoverato. Oltre a lui ci sono 12 indagati per rissa. Alcuni di loro sono difesi dagli avvocati Luca e Pasquale Motta. Certo è che ci sono ancora dei ricercati, soprattutto romeni.