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Di Battista in Abruzzo con Di Maio e Marcozzi: pochi turisti in regione, colpa delle infrastrutture. Il Pd? Deve sparire

L’Aquila. Solo qualche giorno al giorno delle elezioni e continuano i comizi e gli incontri elettorali dei 5 stelle. Ieri sera, davanti ad una vasta platea all’Aquila, la candidata presidente Sara Marcozzi ha spiegato le ragioni che l’hanno spinta a candidarsi alla guida della Regione Abruzzo insieme al vicepremier Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista.

“I media ci fanno ora una doppia guerra, perché l’establishment ha paura di noi. In tv non ci fanno interviste, ma interrogatori. La verità è che se tocchi il sistema te la fanno pagare cara. Siamo un Paese strano, dove un congiuntivo sbagliato e più grave di una mazzetta”. Così Alessandro Di Battista, intervenendo all’Aquila, insieme al vice premier Luigi Di Maio, ad un evento elettorale a sostegno del candidato presidente alle regionali Sara Marcozzi.

“Il punto è che il reddito di cittadinanza renderà molto più difficile il voto di scambio”, ha spiegato Di Battista, “ed è vomitevole che il partito democratico, erede di Enrico Berlinguer, vuole raccogliere firme contro il reddito di cittadinanza. Perché non l’hanno fatto contro la legge Fornero? Il Pd è il partito peggiore nella storia, per me deve sparire”.

“I leccaculo dei potenti non possono vedere Di Maio”, precisa il 5 stelle, “onesto e con la faccia pulita, che è diventato vicepremier e con le sue forze. In Abruzzo in centrodestra è costretto a tirare fuori dalla naftalina Silvio Berlusconi. Per favore basta, rimettetelo nel cellofane”.

“Mio bisnonno è originario di Teramo”, racconta Di Battista, “questa regione ha i Parchi più belli d’Italia, perché i turisti che vengono a Roma, in così pochi vengono in Abruzzo? Perché non esistono infrastrutture, non ci sono collegamenti adeguati”.

“Non mi candido alle Europee”, continua, “a Bruxelles mangiano patatine fritte con le cozze, non ci vado. Junker prende 27 mila euro al mese, e chissà quanti se ne è bevuti di questi soldi. Va chiusa la sede di Strasburgo, un doppione inutile e costoso. Ma non siamo antieuropeisti, altrimenti non ci candideremmo alle Europee”, ha concluso, “eravamo contro le Province, e infatti non ci siamo candidati. Ma l’Unione europea deve rafforzarsi politicamente, cacciando a calci i burocrati con enormi conflitti di interessi con banche e multinazionali”.