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Di Paolo e Nardella, incontro sulla situazione della casa di reclusione Peligna

DIPAOLONARDELLASulmona. “Massima attenzione per il carcere di Sulmona. La politica non può ritenere l’Istituto di pena una struttura chiusa e circoscritta”. E’ quanto afferma Massimo Di Paolo, candidato consigliere del Pd Valle Peligna e Alto Sangro alle prossime elezioni regionali a sostegno del candidato presidente Luciano D’Alfonso. Di Paolo questa mattina ha incontrato Mauro Nardella, segretario provinciale e vice segretario regionale Uil Penitenziari, il quale ha esposto la situazione della Casa di reclusione peligna, caratterizzata da carenza di personale e sovraffollamento, con 246 agenti penitenziari per 494 detenuti in una struttura che dovrebbe ospitarne 300. Sono cominciati ieri i lavori per la costruzione di un nuovo padiglione che potrà contenere altri 200 detenuti, come ha spiegato Nardella. “Il numero dei detenuti ormai in aumento e il grado di pericolosità  pongono un forte interrogativo e impongono un impegno politico istituzionale perché il personale sia integrato da nuove unità operative, sia per motivi di sicurezza, per una tutela dei lavoratori, sia per le caratteristiche  delle mansioni e dei compiti sottoposti ad alti indici di stress. E’ indispensabile sollecitare un adeguamento del numero del personale” dichiara Di Paolo “La politica deve riflettere su due componenti fondamentali: il rischio della residenzialità di nuclei familiari con cultura e profili che potrebbero risultare delinquenziali e il rischio di rendere Sulmona e il territorio componenti dell’asse di penetrazione delle grandi organizzazioni criminali. Il problema” aggiunge Di Paolo “pone forti interrogativi e impone condivisione delle scelte e costante collegamento con il Ministro”.  Questione sicurezza che, secondo Massimo Di Paolo“apre l’interrogativo anche sull’impoverimento dei presidi di Polizia nel territorio dell’Alto Sangro”.  Il candidato Di Paolo afferma: “E’ fondamentale che si riconosca l’importanza del carcere sia economicamente sia culturalmente, in quanto elemento caratterizzante che va vissuto attraverso accettazione e condivisione di attività e progetti, come corsi di formazione, animazioni teatrali, opportunità di lavoro con contratti specifici . La comunità non può vivere con una dimensione espulsiva e di non riconoscimento della struttura detentiva. Gli aspetti specifici, inoltre” prosegue Di Paolo “che legano il carcere ai servizi giudiziari del tribunale, rendono la comunità carceraria un elemento determinante affinchè il presidio giuridico peligno possa essere mantenuto a Sulmona. Appare impensabile la condizione dello spostamento degli uffici giudiziari” ribadisce Massimo Di Paolo, sottolineando che “questo aspetto, quando si è dibattuto riguardo la questione del Tribunale, è apparso poco evidente, mentre può rappresentare uno dei motivi cardine perché il Tribunale possa permanere per sempre sul territorio. Diversi i motivi: riduzione costi, Pubblica Amministrazione, motivi sicurezza, facilitazione dei processi organizzativi”