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Di Stefano, Gerolosimo e gli altri civici guidano il movimento degli indecisi. Quando il simbolo è un tabù

Scendere in campo lontano dai partiti è sempre più frequente

L’Aquila. Il civismo sarà l’ago della bilancia alle prossime elezioni regionali del 10 febbraio. Sono sempre in più a pensarlo, specialmente dopo che alcuni partiti hanno iniziato a perdere pezzi, minando, inoltre, parte della loro credibilità. “E mò l’Abruzzo”, movimento civico che vede protagonisti Andrea Gerosolimo, Donato Di Matteo e Mario Olivieri, è stato tra i primi a scendere ufficialmente in campo.

Dopo rumors, conferme, smentite e quant’altro ancora, arriva anche il turno di Fabrizio Di Stefano che sabato ad Avezzano ha presentato il progetto “Civiche per l’Abruzzo”. Presenti, fra gli altri, l’ex sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio, Tonia Piccioni, Pasquale Cordoma, Nicola Quaglia, Mario Colantonio, Maurizio Bucci, Sandro Ciacchi, Italo Gallinelli, Enio Pavone e Angelo Melone.

Di Stefano, indicato da tutti i presenti come il miglior candidato a risollevare l’Abruzzo, ha sottolineato la necessità, per chiunque si troverà a ricoprire la carica di governatore della regione, di rialzare una regione “ormai allo sbando grazie al baratro il cui la giunta D’Alfonso l’ha fatta sprofondare”.

L’ex esponente di Forza Italia, al pari di Gerolosimo e molti altri, ha deciso di intraprendere un percorso differente rispetto al passato, puntando su quella fetta di elettorato che non si riconosce nei partiti e che preferisce, quindi, un progetto ad ampio raggio diretto alla condivisione di un programma “sottoscritto” con la società civile.

Ciò, per molti esperti di politica, è visto come un tradimento a quel modo di fare politica con la P maiuscola. Quella che vede, per intenderci, un nome e un simbolo a capo di uno schieramento. Sia esso di destra o di sinistra. Le valutazioni personali rientrano nelle dinamiche e nelle strategie di campagna elettorale, però. Ed ecco che far leva sul voto degli indecisi, in un periodo come questo in cui le certezze sono sempre meno e una sorta di concezione antipolitica regna sovrana, potrebbe rivelarsi decisivo per vincere lo scontro alle prossime urne.

Con la collaborazione di Roberta Maiolini