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Diagnosi Coronavirus, l’intelligenza artificiale può sostituire il medico? No, secondo il radiologo Laghi

L’intelligenza artificiale può aiutare i medici a diagnosticare l’infezione da Covid-19, ma non può sostituirsi completamente a loro, come alcuni immaginano, perché molti dettagli nell’analisi di radiografie e Tac ancora sfuggono al computer. A puntualizzarlo, in una lettera pubblicata sulla rivista Lancet Digital Health, è Andrea Laghi, dell’università La Sapienza di Roma. L’articolo di Laghi è disponibile a questo link.

Secondo Laghi, il computer potrà essere di supporto al radiologo nel suo lavoro, in particolare nel quantificare in modo oggettivo la malattia, rilevando la percentuale di tessuto polmonare coinvolto. “Come radiologo non sono d’accordo su alcune aspettative molto ottimistiche sul valore diagnostico di alcuni algoritmi usati per analizzare le Tac polmonari, perché non vi sono dati scientifici a supporto” afferma. Inoltre vi sono alcuni dati che mostrano che circa la metà dei pazienti con Covid-19 ha una Tac normale, se fatta poco dopo la comparsa dei primi sintomi. “Per questo motivo l’ordine americano dei radiologi non considera la Tac come un test di screening utile per le persone asintomatiche” continua Laghi.

Alcuni esperti dicono che mentre una lettura manuale di una tac necessita di 15 minuti, con l’intelligenza artificiale servono 10 secondi. “Non credo che ciò sia possibile con la realtà di tutti i giorni. Per rilevare delle anomalie polmonari diffuse, un radiologo non specializzato ci mette pochi secondi e non ci sono rischi di perdere qualche lesione” prosegue. Inoltre sempre più dati mostrano che la malattia, agli stadi più avanzati, non si riesce a distinguere bene sui polmoni da altre infezioni non virali. “Sono convinto che l’intelligenza artificiale possa aiutare i radiologi, ma non bisogna creare aspettative eccessive nei medici, politici e cittadini” conclude Laghi.