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Don Ciotti: maggioranza italiana non è razzista. Felice per Totem della Pace ma è un premio che condivido con altre persone

Chieti. Il riconoscimento mi imbarazza molto ma sono convito, e lo dico con forza, che non viene dato a una persona ma io rappresento un noi, un noi fatto di tante storie, di tante realtà e di tante
persone”.

Lo ha detto a Chieti don Luigi Ciotti a margine della cerimonia, svoltasi in prefettura, durante la quale gli è stato consegnato il ‘Totem della Pace’ della Fondazione Mediterraneo, onlus fondata da Michele Capasso nel 1994 a Napoli per promuovere il dialogo e la pace nel Mediterraneo e nel mondo.

“Diffidate dei navigatori solitari, il nostro è un impegno che deve veramente coinvolgere le forze e gli onesti per diventare una forza etica sociale, culturale, politica” ha detto ancora don Ciotti. “Libera rappresenta tutto questo, un coordinamento di associazioni: oggi l’ho trovata in tutta Europa e in tutta l’America Latina perché quello che è stato sperimentato in Italia nel contrasto alla criminalità, alle mafie, all’illegalità, il ruolo della società civile ha fatto un po’ da scuola e quindi fa piacere vedere che anche in altri continenti si sente la necessità di mettere insieme forze ed energie. È il ruolo che noi abbiamo come cittadini, non cittadini a intermittenza ma cittadini responsabili, e quindi è un noi, io accetto questo ma solo a questa condizione”.

“Il razzismo” ha poi continuato don Luigi Ciotti “lo spiego anche in un piccolo libretto nato per riflettere, è un modo, un comportamento, un linguaggio che respinge l’altro. Accogliere l’altro vuol dire accogliere la vita, l’accoglienza è la vita che accoglie la vita e soprattutto dobbiamo recuperare le relazioni, perché le relazioni sono l’essenza della vita stessa. Oggi viviamo un momento in cui le paure degli italiani, alcune sono pure legittime, c’è fragilità, c’è smarrimento, c’è mancanza di alcuni riferimenti, vengono anche un po’ alimentate. E poi si scelgono dei capri espiatori, il migrante è il più facile, il più comodo, sul quale si stanno scaricando, si sono scaricati giudizi, pregiudizi, e ci siamo dimenticati anche un po’ della nostra storia, c’è un’emorragia di memoria ma anche di impegno e di responsabilità verso questo.

In questo senso noi siamo chiamati a dare una mano ai nostri ragazzi a conoscere, una conoscenza non di superficie perché credo che il più grave peccato oggi, lo dico in questo senso, è il peccato del sapere, cioè la mancanza di profondità. C’è troppo sapere di seconda mano per sentito dire, si va avanti a slogan e semplificazioni, giudizi, pregiudizi, facili etichette”.