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Don The Fuller, l’azienda di jeans sulmonese esempio virtuoso per i futuri manager

Sulmona. Da start up ad azienda leader della moda e del denim. L’escalation compiuta in pochi anni dall’azienda abruzzese Don The Fuller con sede legale a Sulmona e i laboratori nel Teramano, è diventata un esempio da mostrare agli studenti universitari. Nei giorni scorsi infatti il Ceo Mauro Cianti ha partecipato al seminario organizzato dall’Università di Siena in occasione del career day sul tema ‘Il mondo delle professioni e le professioni della moda’, un workshop di orientamento per far incontrare i giovani con i professionisti e le aziende del settore. Uno sguardo trasversale su carriere e professioni nel fashion luxury retail management con focus sul marketing internazionale.

E Don The Fuller è stata presa come esempio. “Il progetto è nato cinque anni fa con l’obiettivo di creare un jeans di altissima qualità made in Italy da inserire in un mercato molto difficile. Una vera e propria sfida che alla fine è stata
vinta”, ha spiegato agli universitari Cianti. “Oggi il marchio è ben distribuito in Italia e anche all’estero, in
Corea del Sud, in Olanda e in Germania ed in altre nazioni. Abbiamo fatto un progetto tutto made in Italy di
altissima qualità e l’estero ci ha premiato”, ha precisato ancora Cianti. Parlando del futuro poi il Ceo ha spiegato
che, all’orizzonte, c’è un cambiamento radicale “grazie alla tecnologia, oggi tutto cambia alla velocità della
luce, in modo esponenziale. Secondo il World economic forum nei prossimi dieci anni le principali cento aziende attuali nel mondo non ci saranno più, il 40% del business di oggi scomparirà. Il 65% dei bambini che oggi iniziano il percorso di studi dalla base, quando lo finiranno, faranno un lavoro che oggi non esiste. Nei prossimi 10 anni gli attuali modelli di business non ci saranno più”.

“Il colosso Blockbuster fatturava otto miliardi di dollari – ha proseguito Cianti – non ha capito che il mondo stava cambiando e nel 2012 è fallito. Netflix ha cavalcato le tecnologie e oggi vale 70 miliardi di dollari”. Esempi che dicono chiaramente che molti business spariranno ma ne arriveranno altrettanti. “Oggi c’è abbondanza di tecnologia, dati a basso costo – conclude il Ceo – ai ragazzi chiediamo di unire quei tanti puntini con la loro creatività in modo da realizzare il nostro e loro futuro. Un futuro che non avrà nulla del passato. La sfida del momento è riuscire a riformare le risorse presenti in azienda per adattarle al nuovo ed è indubbio che un giovane si immette nel nuovo mercato meglio di un cinquantenne”.