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Drogata e violentata da giovane straniero in un dormitorio, la ragazza dovrà essere riascoltata dalla polizia

Avezzano. Drogata e violentata da un giovane straniero marocchino in un dormitorio. Ora la ragazza dovrà essere riascoltata dalla polizia. Lo ha stabilito la Corte d’appello dell’Aquila che ha ritenuto “assolutamente necessario, ai fini della decisione, procedere a un nuovo esame della persona offesa, oltre che all’acquisizione del fascicolo fotografico mostrato alla ragazza durante le indagini.  Quindi la ragazza dovrà essere risentita dagli agenti del commissariato di Avezzano alla fine di ottobre.

Un colpo di scena nel caso di violenza sessuale avvenuto a marzo del 2017 e che aveva fatto molto scalpore in città. Il presunto stupratore è stato condannato in primo grado  per aver drogato, picchiato e violentato la ragazza di Avezzano. La sentenza del tribunale di Avezzano è stata emessa nei confronti di Ghettas Yassine, 28 anni, marocchino pregiudicato residente in città. Era accusato di violenza sessuale e lesioni personali.

Quella notte, secondo l’accusa, il marocchino avrebbe offerto una dose di crack da fumare alla giovane avezzanese di 30 anni con alle spalle problemi di tossicodipendenza. L’aveva fatta entrare nel cantiere della palestra che si trova accanto al Liceo scientifico, un luogo che in passato era stato usato per lo spaccio o come dormitorio. La giovane si era resa conto che si trattava di una trappola ma non era riuscita a fuggire. Sotto la minaccia di una lametta, la giovane aveva tentato di ribellarsi ma Yassine l’aveva colpita ripetutamente con calci e pugni, fino a stordirla, per poi abusarne sessualmente, facendola finire in ospedale con una prognosi di dieci giorni e con lesioni alla testa e all’orecchio.

Il mattino seguente, dopo una notte da incubo, non era rientrata nella casa di accoglienza e si era rivolta ad alcuni familiari, raccontando quanto le era capitato. Era tornata direttamente a casa. La ragazza aveva raccontato l’accaduto ai genitori che subito si erano rivolti alla polizia. Erano state avviate le indagini, condotte dalla squadra anticrimine del commissariato di polizia. Le ricerche avevano portavano a individuare il giovane magrebino che dopo la violenza era fuggito a Milano.

Lo straniero, dopo diversi giorni, era stato arrestato. Il marocchino, difeso  dagli avvocati Luca e Pasquale Motta, aveva già commesso atti di violenza. In un’altra occasione aveva picchiato selvaggiamente la sua compagna e, quando un suo connazionale era intervenuto per difenderla, l’uomo lo aveva aggredito colpendolo al collo con un coltello, rischiando di recidere la giugulare. Ora però la Corte d’appello riapre il caso di Avezzano.