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Consorzio Vini D’Abruzzo 3

Due esemplari di pecora finiscono all’asta, pignorati da equitalia. Il caso fa discutere

Pianella. Singolare ed insolito l’avviso di vendita, di mobili pignorati, comparso qualche giorno fa sull’albo pretorio del Comune di Pianella. Due esemplari di pecore diventano oggetto di pignoramento, un caso che sicuramente farà discutere. Il debito non onorato verrà così saldato con pecorela vendita all’asta dei due ovini sui quali nei giorni scorsi è scattato, per mano degli ufficiali giudiziari, l’atto di pignoramento. Gli animali sono rimasti nel loro habitat per qualche settimana ma di fatto, sono passati all’autorità giudiziaria che nei prossimi giorni le manderà all’asta al prezzo base di mille euro. Una pratica forse inconsueta ma in tempi di stangate diventa l’emblema di una situazione al collasso, in cui si è costretti a vedere un po’ di tutto. Gli animali, vivi o morti, da reddito o d’affezione, sono considerati infatti un vero e proprio bene mobile e non gli è concessa alcuna tutela in quanto esseri dotati di sentimenti. Se a maggior ragione vengono utilizzati per una attività commerciale, così come è presumibile che avvenga nel caso delle due pecore, nulla può fermare il provvedimento. La legge dichiara pignorabili i beni cui si può attribuire un preciso valore economico e le pecore hanno una propria quotazione sul mercato. Proprio come un oggetto qualunque. Per questo i due esemplari verranno battuti all’asta il prossimo 25 maggio alle 10. “L’aggiudicazione”, si legge nell’avviso, “sarà fatta al miglior offerente, ad un prezzo non inferiore al presumibile valore di realizzo”. Sarà possibile acquistare una sola pecora o due insieme, in un unico lotto. In caso di asta deserta si ritenterà la vendita il prossimo 3 giugno  «ad un prezzo non inferiore alla metà del valore di realizzo”. L’ulteriore riflessione che ne deriva è sulle cause che hanno generato il pignoramento, sono moltissime le aziende agricole in crisi per diverse ragioni come per esempio la concorrenza sleale della grande distribuzione, la burocrazia o le congiunture economiche. Sta di fatto che in questo modo si stanno cancellando ad una ad una le eccellenze della nostra regione che una volta era nota per pecore e pastori mentre oggi sono scomparsi entrambi a vantaggio di importazioni di carni dall’estero perché più a buon mercato. I pignoramenti in Italia sono circa 5.500 all’anno e nel 2014 sono cresciuti dell’11,6 per cento. In molti casi, come detto, nella lista dei beni da sottrarre ai debitori sono finiti cani, gatti e pesci tanto che nei mesi scorsi è partita anche una raccolta firme per modificare l’articolo 514 del Codice di procedura civile, inserendo gli animali nella lista dei beni impignorabili, insieme all’anello nuziale, gli scritti di famiglia e poche altre cose di cui si riconosce il valore affettivo. Federica Di Marzio