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Due nuovi spettacoli prodotti dal Casella dell’Aquila, ecco gli appuntamenti di questo fine giugno

L’Aquila. Il Conservatorio di musica “A. Casella” dell’Aquila propone due serate, il 28 e 29 giugno prossimi, all’insegna dell’opera buffa con “Le Cantrici Villane”, Libretto di Giuseppe Palomba, adattamento di Emanuele Di Muro, musica di Valentino Fioravanti. Questo allestimento fa parte della Produzione artistica del Conservatorio ed è un progetto del Dipartimento di Canto e Teatro Musicale. Molte sono le novità che propone questo spettacolo a cominciare dalla regia che è stata condotta sulla comparazione di tre fonti letterarie (i libretti ediz. BARION, DE ROSSI, D’AMBRA) e di due spartiti canto e pianoforte (RICORDI, LAUNER) È stato poi ripristinato l’uso dei recitativi parlati in luogo dei recitativi secchi cantati.

Tre popolane piene di gioia di vivere, Rosa, Agata e Giannetta, sono solite cantare a squarciagola fuori dei bassi del loro paese. C’è solare amicizia, finchè il Teatro si insinua nelle loro esistenze sotto forma di un Maestro di Cappella alquanto cialtrone, ma di accattivante simpatia (Don Bucefalo). Costui una mattina, casualmente, le ascolta cantare e subito propone loro una scrittura. Subitamente le tre ragazze divengono aspre e litigiose. Rosa, soprattutto, anche perché sfacciatamente corteggiata da Don Bucefalo, ostenta inaspettate arie da primadonna. Il pretesto è semplice ed efficace: mettere alla berlina i vizi, i difetti, le angustie, le manìe dei protagonisti del teatro lirico. Le più colpite sono, manco a dirlo, le cantanti, ma ce n’è anche per i Maestri di musica, gli impresari, i poeti, gli orchestrali, etc. La satira del libretto di Palomba non è mai aggressiva o feroce, tutto è impostato sul garbo e l’eleganza.

Come Le convenienze ed inconvenienze teatrali di Donizetti, Prima la musica poi le parole di Salieri, Der Schauspieldirektor di Mozart, Il Maestro di cappella di Cimarosa, La dirindina di Scarlatti – per elencare di getto i titoli più significativi – anche Le Cantatrici villane di Valentino Fioravanti appartiene al genere del metateatro, vale a dire il teatro che parla di sé, il teatro che mette in scena sé stesso.