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Elettrodotto Villanova – Gissi, resistenza civile degli espropriati

Atessa. La procedura relativa agli asservimenti per l’Elettrodotto Villanova-Gissi è stata resa pubblica con apposito avviso nel settembre scorso e sono iniziate, ad opera delle società incaricate da Terna (gestore della Rete elettrica nazionale RTN), le operazioni di contatto con i proprietari allo scopo di raggiungere in una prima fase bonaria l’accordo sugli indennizzi.

imageIl Comitato Ambiente Salute e Territorio ha ricevuto negli ultimi giorni molte chiamate di cittadini residenti nei Comuni attraversati dall’elettrodotto Villanova-Gissi (Cepagatti, Chieti, Casalincontrada, Bucchianico, Fara Filiorum Petri, Casacanditella, Filetto, Orsogna, Guardiagrele, Sant’Eusanio del Sangro, Castel Frentano, Lanciano, Paglieta, Atessa, Casalanguida, Gissi). Ad Atessa, domenica 16 marzo alle 17,30, presso il Ristorante La Masseria, è stato organizzato un incontro dalla sezione della Coldiretti rappresentata da Luigi Pomilio e in una sala gremita si è fatto il punto sulla situazione. Sono intervenuti il Dottor Lorenzo Cesarone (Acai Consum, Consab Codacons), la Dottoressa Antonella La Morgia, Presidente del C.A.S.T. (Comitato Ambiente Salute e Territorio) e il Dottor Cinalli, che ha manifestato come molti ad Atessa non hanno “digerito” l’accordo stipulato tra il Comune e Terna –Abruzzoenergia, accordo che ha assegnato 900.000 Euro a compensazione del sacrificio territoriale. Con questo e altri protocolli d’intesa è stato dato anche dagli altri 12 Comuni, a fronte di una compensazione economica degli impatti, l’assenso all’elettrodotto, a cui per il vero tutti i Sindaci, all’indomani dell’avvio del procedimento, si erano dichiarati contrari. Solo i Comuni di Lanciano, Castel Frentano e Paglieta non hanno firmato e hanno poi proposto ricorso al TAR contro il decreto di autorizzazione dell’opera. Anche il C.A.S.T. e un numero di ricorrenti privati hanno impugnato al TAR Lazio il Decreto finale di autorizzazione del Ministero dello Sviluppo Economico e il Decreto di VIA, ritenuto viziato perché basato sulla non vera asserzione dei tavoli concertativi con i Comuni prima del progetto. Il ricorso presentato dal Comitato ha inoltre eccepito altri vizi di legittimità e le udienze di merito si terranno in aprile.Antonella La Morgia presidente del Comitato Ambiente Salute e Territori ha dichiarato, “Numerosi sono quelli che oggi si sentono presi in giro perché le somme non sarebbero proporzionate all’entità del danno della servitù coattiva e sono allarmati dai rischi sulla salute (possibilità del raddoppio del rischio per le leucemie infantili) per l’esposizione nelle zone insediate. Il perito Antonio Di Pasquale ha in questi mesi calcolato varie situazioni di danno derivante dalla diminuzione del valore reale e commerciale delle proprietà e degli immobili prossimi alla linea. Egli ha raccolto queste stime ed è intenzionato a portare avanti la sua battaglia per il riconoscimento di un giusto risarcimento. Ad Atessa Di Pasquale ha esposto le azioni già intraprese: ricorso al Capo dello Stato contro il Decreto di autorizzazione, ricorso al TAR e ricorsi alle Procure penali, sulla base della denuncia di falso in atto pubblico, in quanto i Comuni (eccetto Guardiagrele) non avrebbero correttamente osservato le forme di pubblicità nei confronti dei cittadini nel corso del procedimento (affissione agli albi pretori).” Conclude il presidente del C.A.S.T., “Si rischia che i cantieri inizino con la buona stagione, in quanto l’opera è dichiarata immediatamente esecutiva nel decreto, procedendo anche i provvedimenti espropriativi per loro conto. Tutto questo parallelamente alla pista giudiziaria, che seguirà il suo corso, perché soprattutto i cittadini sono determinati a contrastare un progetto calato dall’alto e cui la Regione ha dato l’intesa senza neanche esprimere il parere in sede di VIA. Altre regioni, come la Toscana e le Marche, hanno invece fermato la presentazione di progetti analoghi.  Hanno opposto a Terna un secco no, perché non convinte che le motivazioni energetiche siano da assecondare supinamente e senza il consenso delle comunità. Il C.A.S.T. precisa che non ci si oppone alla costruzione di simili infrastrutture in modo preconcetto. Solo quando e se esse sono il risultato di una localizzazione ponderata e non imposta, e ne sia chiara la strategia di fondo, può dirsi avvenga il minor danno ad altri importanti beni: il paesaggio, la salute, la qualità di vita e le prospettive di un diverso sviluppo delle zone rurali, che da questo consumo di suoli non hanno proprio nessuna spinta.”