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Febbo: voglio trasformare l’Ipab di Chieti in un centro di accoglienza per immigrati

Chieti. “Non si riesce proprio a comprendere perché gli Istituti riuniti di assistenza San Giovanni Battista di Chieti, nonostante le numerose ed evidenti criticità palesate nel portare avantiMauro_Febbo_26 l’attività ordinaria per l’assistenza a disabili, inabili e anziani debbano diventare un centro di accoglienza”. E’ quanto dichiara il Presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo commentando la delibera dell’Organismo straordinario degli Istituti riuniti datato 19 marzo 2015 che ha risposto alla procedura aperta dalla Prefettura volta all’affidamento del servizio di prima accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale. “Io mi chiedo – continua Febbo – come sia possibile prendere una decisione del genere considerando che negli anni sono venuti alla luce pesanti problemi all’interno della struttura che non è chiaramente in grado di garantire l’adeguata assistenza ai suoi ospiti. Alla luce di questa difficile situazione cosa fanno? Ci saremmo aspettati che mettessero in campo tutte le azioni necessarie per dare più servizi  ai disabili e agli anziani ma la realtà purtroppo è un’altra. Oggi invece siamo costretti a leggere che il Cda del ” San Giovanni Battista” si dichiara disposto ad accogliere 30 cittadini stranieri nella propria sede di Chieti. Questo è davvero inaccettabile perché le priorità son ben diverse; non è assolutamente tollerabile assistere a questo tentativo di trasformazione dello storico istituto teatino che, nelle intenzioni di chi ha sottoscritto la richiesta, dovrebbe passare dal suo ruolo di assistenza per disabili, inabili e persone anziane a quello di centro accoglienza immigrati tradendo i suoi principi fondativi e venendo meno rispetto all’effettiva esigenza di garantire servizi di cui la nostra società ha sempre più bisogno. Tra l’altro questo affidamento  comprende tutta una serie di servizi, oltre al vitto e all’alloggio, come chiaramente la pulizia, la fornitura di biancheria e abbigliamento adeguato alla stagione, prodotti per l’igiene personale,  interprete nonché internet oltre  una pocket money di 2,5 euro al giorno e una tessera/ricarica telefonica di 15 euro all’ingresso. Davvero uno smacco per numerose famiglie alle prese con i problemi che quotidianamente sono costrette ad affrontare come la mancanza di un adeguato supporto nell’assistenza ad anziani e disabili o quella ancora più grave di un posto di lavoro.  Questa iniziativa messa in piedi dal Cda ha dello sconcertante se pensiamo che sul numero degli accrediti c’è un contenzioso tra lo stesso Istituto e la Regione, ma sopratutto se si tiene conto del balzello messo in piede dalla stessa Regione con la richiesta della compartecipazione alle famiglie dei più deboli. Mi auguro in un pronto intervento da parte dell’Assessorato regionale che faccia chiarezza sulla sorte dello storico Istituto e chieda l’annullamento della richiesta di partecipazione”.