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Federico Perrotta a Rocca di Mezzo con “Io sono Abruzzo”. Dobbiamo essere orgogliosi della nostra terra d’origine

Rocca di Mezzo. Abruzzese Doc, Federico Perrotta rivendica sempre le proprie radici e lo farà anche il prossimo 18 agosto a Rocca di Mezzo(AQ) con lo spettacolo “Io Sono Abruzzo”, parodia di “Io sono leggenda” con Will Smith. Racconterà in chiave comica le vicende dei grandi d’Abruzzo che hanno lasciato la terra natia senza mai dimenticarla.

Come nasce lo spettacolo “Io Sono Abruzzo”?

Nasce dall’idea che è bisogna essere orgogliosi delle proprie terre di origine. Dimentichiamo troppo spesso le bellezze del posto che abitiamo e ci meravigliamo dei luoghi in cui andiamo in vacanza. Forse è più facile dimenticarsi di quello che abbiamo di bello perché lo viviamo quotidianamente o perché è facilmente raggiungibile e quindi diventa per noi più banale e semplice. Prima di andare in vacanza alle Maldive dovremmo visitare di più il nostro Abruzzo che va valorizzato. Insieme a Piero Di Blasio abbiamo messo in scena “Io sono Abruzzo” che nasce dalla necessità di comprendere chi siamo davvero e possiamo farlo realmente conoscendo i personaggi che hanno lasciato la nostra regione e sono diventati dei grandi senza dimenticare mai la terra di origine. Tra questi Dean Martin, Ignazio Silone, passando per Rocky Marciano e Rocco Siffredi. Ci chiediamo anche cosa sarebbe accaduto se Madonna e D’Annunzio avessero collaborato insieme. Dovunque andiamo ci portiamo dietro il nostro bagaglio, la nostra regione, quindi io non sono abruzzese ma Io Sono Abruzzo. Il tutto parte dalla parodia di Io Sono leggenda in cui Will Smith va in giro con un cane..in vado in giro con una pecora.

Come è stato accolto questo spettacolo di stampo abruzzese al Salone Margherita di Roma?

Mettere in scena quello spettacolo non era come andare in scena tutti i giorni con una compagnia. Era un progetto tutto nostro, abbiamo affittato la sala e lo spettacolo è andato tutto esaurito. Il pubblico ha risposto in maniera sorprendente confermandomi che tutti conoscono l’Abruzzo in un modo o nell’altro e c’è sempre qualche parente o antenato abruzzese nelle famiglie di tutti noi. Accoglienza pazzesca. Grande soddisfazione. Magari l’ombelico del mondo è proprio in Abruzzo (ride ndr).

Quando e come nasce la tua passione per la recitazione e il teatro?

Credo da sempre. Ho fatto le elementari con una maestra strepitosa che a distanza di anni, quando rincontrai, mi chiese cosa stessi combinando. Avevo già iniziato a recitare e mi disse “Ah quindi continui?!”, e mi fece molto piacere perché non ricordavo che alle elementari facevo già l’attore, le imitazioni, avevo addirittura organizzato la prima recita. L’amore nello specifico per il teatro è nato dopo , con l’animazione e l’intrattenimento, ma si è trasformato in passione teatrale con gli studi. In accademia ho conosciuto Claudio e Pino Insegno con cui ho debuttato al teatro Sistina. Fu una sensazione unica, non era un saggio, ma era un vero e proprio spettacolo in uno dei teatri più importanti. In quel momento ho sentito quell’odore magico, quell’ansia e quella follia tipica del teatro e da lì è cresciuta sempre di più.

Ultimamente anche l’incontro con Pingitore è stato importante….

E’ un uomo e un professionista d’altri tempi. Devo ringraziarlo perché in Nerone vs Petronio mi ha dato la possibilità di esserne protagonista. E’ una persona che trasmette serenità, soprattutto quando si va in scena. Dinanzi l’insolenza è determinato, ovviamente, ma non alza mai la voce. Se l’attore si allinea al suo modo di lavorare, andrà in scena sereno e libero. L’esempio lampante lo abbiamo vissuto con Operazione Guercia che Pingitore ha voluto realizzare sul Gran Sasso, raccontando un momento storico importante per la nostra regione a molti sconosciuto. Tutti erano scettici, nessuno ci dava fiducia. Alla fine abbiamo fatto moltissime repliche tutte esaurite, siamo finiti su Rai Storia e ancora oggi ci chiamano per sapere se vi saranno repliche.

Pingitore mi ha insegnato che si può fare tutto anche quando quel tutto sembra impossibile.

Viviamo un momento di crisi teatrale, culturale e sociale. Chiudono anche i teatri. Da addetto ai lavori, come pensi si possa arginare questo fenomeno?

Ricominciando da capo, non pensando di risolvere il problema domani mattina, non per la nostra generazione, ma ricostruendo una cultura civica, storica e di interesse sul passato e sulla nostra storia che può passare solo attraverso la scuola, l’istruzione e l’insegnamento. Il fatto che la gente non va più a teatro è un processo irreversibile , dobbiamo andare oltre, guardare al futuro per i nostri figli e in questo le istituzioni devono darci una mano. Solo in questo modo potremmo rendere reversibile un processo ad oggi irreversibile.

In quali altri vesti ti vedremo nel prossimo futuro?

Insieme a mia moglie (Valentina Olla) stiamo lavorando ad uno spettacolo sulle note e sulle parole dei grandi personaggi della storia che hanno cambiato il mondo, tipo Madre Teresa di Calcutta, la Rita Levi Montalcini, sarebbe interessante anche fare un confronto Berlinguer – Almirante e parlare di cose belle attraverso un altro linguaggio che conosco molto bene che è quello della musica. Dal 1 ottobre, poi, riparte la tournée “Uomini sull’orlo di una crisi di nervi”, prima al Teatro Sette a Roma e poi in tutta Italia.

Antonella Valente